Aeroporto, ricorso dell'Enac contro il blocco

L’ente per l’aviazione civile si appella al Consiglio di Stato per riavviare i lavori di ampliamento dello scalo. Gli ambientalisti: il cantiere chiuda subito o facciamo partire le diffide
Lo scalo del Canova il giorno della chiusura. Che si protrarrà a lungo
Lo scalo del Canova il giorno della chiusura. Che si protrarrà a lungo
TREVISO. L'Enac ricorre contro il blocco dei lavori al Canova. Ad annunciarlo è proprio l'ente per l'aviazione civile, chiamato in causa insieme al ministero dell'Ambiente dal Tar che aveva dato ragione al comitato no-ampliamento e a Italia Nostra disponendo la sospensione dei lavori all'aeroporto di San Giuseppe. Alessio Quaranta, direttore generale Enac, darà mandato all'Avvocatura di Stato per ricorrere in appello contro il blocco dell'ampliamento dello scalo trevigiano. La sospensiva emessa pochi giorni fa dal Tar imporrà infatti lo stop dei lavori di sistemazione della pista e l'adeguamento di alcune strutture in via di aggiornamento in previsione di un aumento del traffico aereo.


Un obiettivo, questo, contenuto nel piano di sviluppo redatto dalla Save, società che gestisce l'aerostazione e che si è accaparrata quest'anno la nuova concessione per la gestione del Canova, mettendo sul piatto 130 milioni di euro di investimenti da spalmare in quarant'anni. Progetto rigettato in toto dal Comitato no-ampliamento e Italia Nostra, preoccupati dall'impatto su salute, sicurezza e ambiente, elementi su cui mancava la Valutazione di impatto ambientale (Via) ritenuta dalla Direzione generale del ministero dell'Ambiente e l'Enac non necessaria ai fini dell'ampliamento. Di altro parere il Tar, che ha chiesto quindi la sospensione dei lavori in attesa di giudizio, contrastato ora dal ricorso al Consiglio di Stato avviato dall'Enac.


La battaglia è perciò ancora aperta, giocata ormai su più fronti: da quello legale a quello politico, con chiare implicazioni anche di carattere economico e l'avvio di un confronto a distanza tra gli stessi cittadini della provincia di Treviso, divisi tra chi è favorevole all'ampliamento e chi si dichiara contro. «Stiamo attendendo l'ordinanza del tribunale che comunichi il cessati i lavori - dichiara Dante Faraoni del Comitato no-ampliamento - se non venisse rispettata faremo partire le diffide da parte dei nostri avvocati. Fintanto che c'è la sospensiva il cantiere dovrà rimanere necessariamente chiuso». Lo stop del Tar arriva dopo l'improvviso posticipo dei lavori, che dovevano terminare il primo di ottobre, slittati a fine dicembre una volta scoperto che sotto l'attuale pista ce n'era un'altra più datata, richiedendo così ulteriori scavi.


La mazzata arrivata dal Tar ha innescato critiche da più parti. «Sono parole al vento - dice Faraoni - doveva essere il comune di Treviso o quello di Quinto a chiedere il «Via». Che non hanno mosso una foglia. Siamo convinti che la salvaguardia di 20 mila cittadini che vivono attorno allo scalo sia più importante dell'interesse particolare del presidente di Save Marchi e dei suoi soci. Semmai dovevano essere i sindaci trevigiani a fare ricorso al Tar nell'interesse dei loro residenti. Hanno invece preferito stare zitti dando via libera ad un progetto che contiene una lunga serie di irregolarità. Non faremo passi indietro».

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