Tagli all’ospedale scatta la petizione firme anti-chiusura

MONTEBELLUNA. Parte la protesta per i tagli al San Valentino. È nato un Comitato per la difesa dell'ospedale di Montebelluna. E inizia la sua battaglia oggi, dando avvio a una raccolta di firme: oggi dalle 9.30 alle 13 d in piazza Dall'Armi e domani dalle 14 davanti l’ingresso principale dell’ospedale. Obiettivo: «Impedire l’ulteriore smantellamento di risorse dall’ospedale di Montebelluna, per arrivare, nel giro di due-tre anni, alla sua chiusura», spiega il Comitato. Nel mirino ci sono le politiche regionali sulla sanità. «Un po’ alla volta, togliendo primari o mettendoli tre giorni a Castelfranco e due a Montebelluna, togliendo reparti (nefrologia,neurologia, ematologia e ora chirurgia, cardiologia, radiologia), posti letto, non facendo funzionare le risorse (la nuova TAC da mesi attende di essere messa un funzione), inviando la gente, anche se protesta, a fare esami e altro a Castelfranco, si sta lavorando per chiudere a Montebelluna», accusa la portavoce del Comitato di difesa dell’ospedale di Montebelluna, Annamaria Cavarzan, «La scusa è sempre quella dei soldi, dei tagli necessari: ma la provincia di Treviso ha già dato. Con lo stesso numero di abitanti, Treviso ha 6 ospedali e Verona ne ha 16. Ma come si può chiamare se non pazzia, quella di voler mandare 150.000 utenti della nostra zona e della Usl 8, a Castelfranco (che di utenti ne ha 60.000) quando c’è un ospedale nuovo a Montebelluna? Perché non il contrario?». Quindi parte la lotta contro quella che il Comitato chiama «una logica politica», alla quale «non importa nulla del futuro: si è fatto un enorme e scomodo (per gli utenti) ospedale a Castelfranco, (a soli 15 chilometri da Camposampiero, vicino a quello di Cittadella) mentre era la Pedemontana, da Crespano a Pederobba a Valdobbiadene e a Nervesa che chiedeva un ospedale efficiente più vicino». Una logica secondo il Comitato alla quale "i costi umani sono indifferenti: costringere le famiglie a spostarsi a Castelfranco per assistenza, per accompagnare chi non è autonomo è un costo non solo per gli affetti, ma anche per la perdita di tempo-lavoro»
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