Altivole, tracollo Velo stipendi congelati per 154

Il sindaco Rizzotto: «È un’eccellenza mondiale, la speranza è negli investitori» Produzione ferma da giovedì, il sindacato tratta per la cassa integrazione
Di Davide Nordio

ALTIVOLE. La notizia del fallimento della Velo è piombata su Altivole come un fulmine a ciel sereno: gran parte dei 154 dipendenti dell’azienda leader mondiale nella produzione di macchinari per l'industria enologica, della birra, del trattamento acque e nel settore chimico-farmaceutico abita infatti in paese. Per loro ora si prepara un periodo di incertezza per il posto di lavoro. La Velo è una presenza storica per l’economia altivolese, pur essendo territorialmente condivisa con il comune di Caerano. Nonostante le recenti e note traversie giudiziarie, la sua solidità era fuori discussione, trattandosi di una eccellenza mondiale dal punto di vista tecnologico e produttivo. Appena saputo della decisione del tribunale fallimentare, il sindaco Silvia Rizzotto ha contattato i vertici dell’azienda. «Un’evoluzione davvero inaspettata», afferma, «che non potrà non avere ripercussioni sul nostro tessuto sociale. Come mi ha comunicato la titolare Loretta Velo, ci si auspicava che fosse concesso il concordato preventivo in modo da poter continuare l’attività. Ora speriamo che la vicenda si risolva quanto prima, in riferimento all’occupazione, visto che oltre un centinaio di famiglie altivolesi è a rischio. Dal mio punto di vista non ci dovrebbero essere problemi: presente nel territorio da centocinquant’anni, la Velo è indubbiamente una eccellenza, con professionalità altamente specializzate, con brevetti esclusivi e con commesse in tutto il mondo». Patrimonio questo che sicuramente potrà destare l’attenzione di molti investitori. Intanto si è messo in moto l’iter sindacale: il curatore fallimentare Mario Toso si è incontrato con il segretario trevigiano Cisl Antonio Bianchin e con il segretario Uilm Stefano Bragagnolo per la cassa integrazione straordinaria a favore di tutti i dipendenti, Che qualche problema con gli stipendi lo avevano già avuto lo scorso inverno a seguito dell’inchiesta sulla frode fiscale che ha determinato una stretta bancaria: si trattava di semplici ritardi poi risolti. Tant’è che l’azienda stava pagando anche gli stipendi relativi ad aprile. «Ora», spiega Antonio Bianchin, «il primo obiettivo è la cassa integrazione straordinaria: il tavolo dovrebbe aprirsi in Provincia già nei prossimi giorni. La legge Fornero prevede che nel caso di fallimento, si possa evitare la messa in mobilità e ricorrere alla cigs solo se l’azienda può garantire la continuità. Da parte del curatore fallimentare il parere è positivo, alla luce di alcuni interessamenti già apparsi all’orizzonte e quindi possiamo essere ottimisti». Dunque occorrerà attendere la prossima settimana per arrivare a una definizione della cigs. Ma da parte del sindacato, in considerazione delle potenzialità della Velo, c’è la speranza che si possa ripartire quanto prima con la produzione, interrotta da giovedì. «L’azienda, il marchio, la sua produzione e il suo know how sono sicuramente appetibili: stiamo parlando di una realtà leader nel suo settore a livello mondiale. Pur con tutte le cautele anche sul fronte occupazionale al momento possiamo essere ottimisti».

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