“Buco” Bolzan, all’Usl la prima vittoria

Loredana Bolzan è riuscita a “rubare” circa quattro milioni di euro dalle casse dell’Usl 9, ma la colpa dell’omesso controllo non è dell’azienda sanitaria: era stata proprio l’Usl a chiedere alla Sigma, la società che ha fornito il programma utilizzato per i pagamenti, nero su bianco sul contratto di fornitura, «di impedire la duplicazione di posizioni in modo da evitare pagamenti a favore di terzi utilizzando le credenziali di dipendenti».
La causa. A dirlo è una sentenza, questa volta, dopo mesi di battaglie a suon di perizie e controperizie: è quella del Tribunale di Venezia, terza sezione civile. A intentare la causa era stata proprio la Sigma, che aveva chiesto all’Usl danni d’immagine per ben cinque milioni di euro. Motivo: dalle colonne di questo giornale, alcuni ex dirigenti e funzionari Usl avevano puntato il dito contro la società informatica, accusando il software di essere tutt’altro che sicuro. Se la Bolzan era riuscita nel suo trucchetto ad altissimo rendimento, insomma, era colpa della società informatica: questa la tesi espressa da Domenico Stellini, ex direttore generale dell’Usl 9, e da Gaetano Spampinato, ex direttore amministrativo. Per il giudice non c’è alcuna lesione della reputazione o dell’immagine della Sigma: si tratta di «legittimo esercizio di critica». Da qui la sentenza che respinge la richiesta danni e condanna la Sigma a pagare le spese processuali: 28.800 euro, oltre al “costo” delle perizie.
Il controllo. La sentenza entra anche nel merito della vicenda, e lo fa in maniera pesante, clamorosa. Per la prima volta, infatti, è un giudice a dire che l’omesso controllo sul “trucco” della Bolzan non è colpa dell’Usl, bensì della Sigma che non avrebbe impedito (come invece esplicitamente richiesto da contratto di fornitura) «sin dall’origine la duplicazione di posizioni in modo da evitare pagamenti a favore di terzi utilizzando le credenziali di dipendenti Asl». Il giudice cita esplicitamente «la clausola 2.1 del contratto in data 8 agosto 2000» stipulato tra Usl 9 e Sigma, ed è lapidario nel sottolineare come «la predisposizione del software in vista di tale scopo non è stata accertata in sede di consulenza tecnica».
La reazione. L’Usl ha annunciato che parlerà oggi, per voce del direttore generale Giorgio Roberti. Già ieri, però, tramite il portavoce dell’azienda sanitaria, filtrava «grande soddisfazione» per una sentenza che viene giudicata come un punto pesantissimo a proprio favore. Anche a Treviso è in piedi una causa civile, stavolta di segno opposto: è stata l’Usl a citare Sigma per responsabilità contrattuale in merito alla vicenda Bolzan. Ballano cifre pesantissime: cinque milioni di euro è la richiesta di risarcimento dell’Usl a Sigma, pari e opposta a quella bocciata a Venezia. Non è detto che anche il giudice trevigiano dia ragione all’azienda sanitaria, ma se quello di ieri è l’antipasto, a Borgo Cavalli sembrano prepararsi per un pasto completo.
La vicenda. Il 14 gennaio 2011 Loredana Bolzan, ex impiegata dell’Usl 9 accusata di aver sottratto oltre quattro milioni di euro alle casse dell’azienda sanitaria, è stata condannata a 11 anni di reclusione. L’ex dipendente era riuscita a effettuare numerosi (e pesanti) versamenti dal conto dell’azienda ad alcuni suoi parenti e amici, mascherandoli per pagamenti a dipendenti o ex dipendenti della stessa Usl. Il tutto senza alcun “blocco” dal software né controllo da parte dei superiori.
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