Perquisito a 6 anni, nuovo caso all’aeroporto Canova

Dopo la denuncia di un genitore a novembre, proteste di una famiglia il 30 dicembre. Polaria: «controlli dovuti e normali»

Una lettera firmata, pubblicata ieri mattina la quotidiano La Repubblica, riaccende i riflettori sulle procedure di sicurezza all’interno dello scalo trevigiano Canova, finito nella bufera lo scorso novembre dopo la denuncia di un padre che aveva puntato il dito contro la perquisizione del figlio di soli sei anni «trattato come un terrorista».

A scrivere la lettera di protesta è uno dei due genitori, il padre, transitato nello scalo trevigiano lo scorso 30 dicembre per imbarcarsi su un volo Ryanair diretto in Europa. «Quello di Treviso non è un aeroporto per bambini», scrive l’uomo nella durissima lettera inviata al quotidiano. Poi passa a raccontare i fatti: «Erano le due del pomeriggio, mi presento ai controlli. Ai genitori, ormai spogliati di tutto viene chiesto di togliere il piccolo (un anno o poco più) dal passeggino che deve essere smontato per passare attraverso una speciale macchina». È la procedura, ma già questo indispettisce la famiglia che dopo assiste a una scena che non pensava di vedere. «Non bastasse» segue il padre, «il bimbo più grande di 6 anni, con la faccia evidentemente sospetta, dopo il passaggio al metal detector viene perquisito come si vede nei telefilm americani (con le braccia e le gambe divaricate). Il responsabile dei servizi di sicurezza» segue la lettera, «non sa spiegare dove finiscono le disposizioni generali e inizia la discrezionalità dello scalo e ci invita a seguirlo nel’ufficio per un reclamo». Ma la famiglia non lo fa, la voce elettronica sta infatti già chiamando l’imbarco del loro volo e i quattro si vedono costretti a una fuga verso il gate dove «il personale eccepisce sull’imbarco prioritario» che l’uomo dice di aver regolarmente prenotato.

Risultato? Dopo la perquisizione, il malumore, la rabbia inizia il viaggio. «Mi arrendo di fronte alle solite scortesie sui bagagli e le giacche da sistemare» si conclude velenosa la missiva.

Bimbi trattati come terroristi? La Polaria, intervenuta sul posto quel 30 dicembre, ben ricorda il fatto e la famiglia con il passeggino. E respinge ogni accusa «Sono controlli di rito» spiega la comandante della polizia di frontiera Stefania Niro, «il personale ha operato come di prassi per la sicurezza di tutti. Il bambino di sei anni è stato controllato senza eccessi e come prevede la procedura. C’era un segnale di allerta, era quindi necessario fare le verifiche del caso. si parla di incolumità pubblica. Il passeggino poi...». (f.d.w.)

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