«S.Artemio mai in mano privata»

Addio Provincia, quindi addio Sant’Artemio? È l’equazione che sta facendo ballare non poche poltrone in vista dell’attuazione del decreto per il contenimento della spesa pubblica varato da Governo. E mentre in Regione, l’assessore Ciambetti, da presidente della conferenza Regione-autonomie locali, sta preparando il tavolo di lavoro per gestire la realizzazione del piano, a Treviso si affilano i coltelli.E l’arrotino è il presidente Leonardo Muraro.
Partiamo dal fatto che il senatore Castro (Pdl), ieri si è detto favorevole al taglio Monti. Bella mazzata, o no?
«Sono allibito. Anche perchè Castro partecipava alla campagna elettorale per la presidenza del Sant’Artemio sottolineando il valore dell’ente. Il dietro front sa di doppio gioco. Oppure di facile cambio di rotta...»
Castro parla di follia. Punta il dito contro la mancata pianificazione del futuro della città che ha dato il via al piano Sant’Artemio, ma anche quegli 80 milioni (e rotti) spesi per ristrutturare l’ex manicomio.
«E anche qui, parole alla rinfusa. E sì che dovrebbe ben sapere, almeno lui, che le cifre sono altre. Gli serve un ripasso? Lo faccio volentieri: ne abbiamo spesi la metà. Ed è bene che se lo mettano in testa tutti».
I conti fatti anche dall’opposizione però sono gli stessi del suo alleato. Possibile che tutti sbaglino?
«I documenti sono pubblici, sono pronto a metterli a disposizione tutti, voce per voce, anche sul sito della Provincia. Se qualcuno vuole caricare sul Sant’Artemio anche spese che poco o nulla c’entrano allora...».
Allora ragioniamo facendo base 40 milioni o giù di lì. Sant’Artemio ha aperto battenti nel 2009. Operativo. Ora, tre anni dopo, rischia di diventare vuoto «a non-rendere». Non è uno spreco?
«Quanto fatto all’ex manicomio è un lavoro incredibile che ha riconsegnato ai trevigiani un luogo di valore unico».
E passi, ma adesso?
«Innanzitutto è bene capire cosa succederà. Accorperanno la Marca a Belluno? Beh.. serviranno sedi centrali e staccate, uffici locali..
A dire il vero molte competenze ricadrebbero su Regione e comuni. Altrimenti, come ipotizza lei, si raddoppierebbero i costi.
«E così sarà. Il taglio si trasformerà in un aumento delle spese. Vogliamo fare le cose fatte bene? Allora invece di parlare di accorpamenti, prendiamo in mano la mappa del Veneto e riorganizziamo tutte le aree amministrative creando enti che riuniscano territori omogenei: zone alpine e prealpine insieme, una macroarea del Piave eccetera.. Insomma, non si possono fare le rivoluzioni sulla carta.
Però torniamo al Sant’Artemio. Se salta la Provincia, che ce ne facciamo di maxi atrio a vetrate, mega-uffici, corridoi volanti, sale, salette, chiesetta e soldi spesi?
«L’unica soluzione è una sede istituzionale».
Si, ma di che? Prefettura, Questura, Finanza, Unindustria e via dicendo ormai sono tutti all’Appiani. Treviso non è Milano. Resta poco.
«Allora ci sono molte associazioni. Sant’Artemio potrebbe riunirle tutte e il volontariato, contribuendo alle spese, potrebbe trovare un degno luogo dove lavorare ed accogliere i cittadini. Altrimenti potrebbe trasformarsi nel polo universitario che Fondazione immagina a Villa Franchetti e dintorni.
Si, ma del «buen retiro» di Preganziol si parla da anni. Tante parole, niente cantieri. E ora i soldi scarseggiano.
«Vero, ma non vedo altre alternative. Alla faccia del resort di lusso di cui parla Castro, Sant’Artemio è e deve rimanere spazio pubblico. Non finirà mai in mano privata, sarebbe un’incredibile sconfitta. Non consegnerò mai un bene simile alle speculazioni. Quella è una testimonianza del passato, storia della città, della medicina (anche se dell’ex manicomio ormai restano solo disegni, ndr) ma anche parco. Pubblica, questa è la vocazione dell’ex manicomio».
A colpo secco: rifarebbe l’operazione Sant’Artemio?
(pausa, ndr) «Allora non ero io in prima fila (c’era Zaia,ndr). Se ci fossi stato... Sono stato compartecipe. Ho votato a favore. È stato un grande retauro. Metterlo in discussione ora è come mettere in discussione Villa Foscarini o villa Pisani.
Obiettivo di oggi, a Verona?
«Proporre una riorganizzazione intelligente, che premi produttività e territorio. Facciamo quattro province da 1 milione di abitanti ciascuna, ma ricordiamoci che è lo stesso numero di cittadini del Trentino».
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