Treviso semideserta? Marton incolpa la crisi
«Città morta, mezza svuotata, piena di case invendute e palazzi chiusi? Non date la colpa al Comune e alle scelte che ha fatto negli anni. La colpa è solo della crisi economica, pesantissima. Talmente pesante anche per il mercato immobiliare che, in municipio, si stanno presentando piccoli imprenditori per restituirci le concessioni edilizie ottenute. Perché lo fanno? Perché non hanno più soldi e vogliono riavere indietro i soldi degli oneri che ci avevano versato prima».
L’assessore all’Urbanistica di Ca’ Sugana Sergio Marton non ci sta a fare «il capro espiatorio» insieme alla giunta comunale targata Lega che dal 1995 guida il capoluogo (oggi insieme al Pdl).
La nostra inchiesta pubblicata lunedì scorso traccia un quadro impietoso, desolante del centro storico: sono almeno 50 i grandi contenitori vuoti del centro e dell’immediato fuori mura. Palazzi e immobili di grandi dimensioni che versano nel degrado, abbandonati da anni. E nemmeno il «Prg del centro storico», targato Marton, ossia il recupero di edifici come gli ex cinema entro mura, sta prendendo forma. Tutto fermo, a parte l’ex Hesperia. Stabili industriali, militari, commerciali e civili:tutti vuoti. E la mazzata finale, accusano le opposizioni, è arrivata con l’apertura dell’ex Appiani, la Cittadella delle Istituzioni. «La situazione del centro mi pare senza rimedio» ha detto Giancarlo Malvestio, uno dei principali immobiliaristi trevigiani, «Colpa delle scelte degli ultimi 15 anni: chi ha governato la città ha assecondato solo la cittadella Appiani». Un’analisi che Marton boccia drasticamente.
Assessore, il centro storico è morto.
«La crisi, tanto drammatica quanto imprevedibile, dal 2009 ad oggi ha completamente paralizzato il mercato immobiliare. Anche in centro storico, a parte le case di lusso. Lo dimostra il fatto che, proprio in seno al “Prg del centro”, i permessi per costruire ci sono tutti ma non si parte».
Prg del centro, un fallimento.
«Ripeto, colpa della crisi: il recupero dell’ex cinema Edison potrebbe partire domani, idem per l’ex Simonetti».
Eppure i lavori non partono, a parte l’ex Hesperia.
«Per due ordini di motivi: le banche non danno più credito alle imprese, e le poche imprese che hanno ancora qualche soldo hanno paura di spendere, di investire. La volontà di portare avanti i progetti, in alcuni casi, c’è ancora. Ma poi ci si blocca, al momento cruciale di avviare i cantieri».
Prima del 2009 era diverso.
«Le case si vendevano già sulla carta, con i preliminari. E quindi, mentre costruivi, avevi venduto già metà appartamenti. Oggi invece, sulla carta, non si vende più nulla, non esiste più un mercato imminente».
La mazzata dell’Appiani.
«Appiani un danno per il centro storico? Mi rifiuto di accettare una simile tesi. Dieci anni fa, con una Cittadella Appiani già operativa, non ci sarebbero state ripercussioni negative per il centro storico e il resto del capoluogo».
Oggi invece non si vende e non si compra più. La città non ha più identità né futuro.
«La crisi immobiliare è secondaria rispetto a quella più generale dei tantissimi che non arrivano più a fine mese».
Insomma, Ca’ Sugana rigetta le critiche.
«Gli altri centri storici sono messi male come quello di Treviso: una sfilza di case chiuse, di negozi in affitto».
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