Autisti in rivolta contro la Provincia

Sono i dipendenti Sti: lavoriamo più ore di quelli de la Marca e veniamo pagati 400 euro di meno, ora vogliamo la parità

di Enrico Lorenzo Tidona

TREVISO

Autisti sottopagati. Non è solo un fenomeno dell'autotrasporto privato secondo la Fit-Cisl di Treviso, pronta alla mobilitazione per 20 dipendenti della Sti, società pubblica che fornisce autisti per La Marca, controllata dalla Provincia di Treviso.

«Sono venti autisti che lavorano più dei 234 colleghi pagati direttamente dalla Provincia ma che hanno un salario inferiore del 30% circa – racconta Dario Gambini, segretario della categoria sindacale – Una situazione che va avanti dal 2005, quando la Provincia per risparmiare ha affidato a una società esterna parte delle corse. Fatto lecito, senonché questi risparmi sono stati fatti pagare ai guidatori, che non ce la fanno più e sono pronti alla mobilitazione».

La vicenda denunciata dalla Cisl di Treviso presenta diverse ombre. I 20 autisti in questione restano infatti in servizio 14 ore al giorno, 2 in più dei dipendenti diretti de La Marca, hanno un aggio ridotto al 4,5% per la vendita dei biglietti a bordo contro la maggiorazione del 25% riservata al resto dei colleghi, non hanno il rimborso del pranzo e gli straordinari ritardati. Un quadro che porta a differenze di salario rilevanti a parità di lavoro, con ribassi di stipendio che possono oltrepassare i 400 euro al mese. «Il recupero delle spese di gestione de La Marca è stato messo in conto ai lavoratori della Sti – spiega ancora il sindacalista – Un comportamento inaccettabile che chiederemo ora di sanare con tutta la nostra forza». L'occasione per rimettere in pari i lavoratori si potrebbe presentare grazie alla creazione di Mobilità di Marca, azienda unica che ha raggruppato tutti i vettori pubblici su ruota attivi in provincia di Treviso. Secondo il piano industriale tutti i dipendenti dovranno confluire nella nuova società senza comportare tagli di personale. Obiettivo basato su ipotesi ancora tutte da testare sul piano pratico, visto le sinergie e i risparmi sono stati tra i principi ispiratori della creazione della società unica.

«La nostra richiesta al direttore di Mobilità di Marca e alla politica che la controlla è di assorbire questi 20 lavoratori nella nuova azienda – spiega Gambini – non è possibile che questi trevigiani vengano lasciati da soli e si facciano carico di scelte aziendali del tutto discutibili sul piano salariale. Lavorano più ore al giorno e il loro impegno è certamente più intenso rispetto agli altri autisti, che possono arrivare con gli straordinari e le festività a guadagnare fino a 2 mila euro al mese. Questi lavoratori di serie B arrivano invece al massimo a 1.400 euro al mese. Un differenziale che non sta né in cielo né in terra».

Nei prossimi giorni partirà la richiesta di incontro che verrà inviata anche ai sindaci dei comuni trevigiani nei quali è attivo il servizio di trasporto de La Marca. «La beffa – conclude Gambini – è che in caso di incidente, questi 20 lavoratori devono contribuire a pagare il sinistro di tasca loro. Onere dal quale sono sollevati invece tutti gli altri colleghi, che attraverso la copertura assicurata dall'azienda lavorano in condizioni nettamente migliori».

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