Il precario di Fonte ai senatori: tutti a casa

FONTE
È arrivato ieri a Roma Alex Zamperoni, il ventenne precario partito lunedì mattina in bicicletta da Fonte alla volta della capitale per protestare contro la classe politica ed economica. L’obiettivo era arrivare proprio nel momento culmine del voto al Senato alla manovra “salva- Italia” del governo Monti per dire a chi di dovere di… togliere il disturbo, vista la situazione in cui si trova il Paese. Dopo una sosta in Toscana prima del rush finale verso Roma, Alex ha continuato a rimanere in contatto attraverso Facebook e cellulare con gli amici, decidendo, al fine di giungere in tempo, di sopprimere il previsto ritrovo a Rimini e ritrovarsi direttamente a Roma. Qui ha trovato ad accoglierlo il papà Loris e una dozzina di amici, arrivati nella notte in auto da Fonte e da altre località della Pedemontana, insieme ai quali aveva lanciato la proposta del viaggio di protesta con mezzi spartani, quale la bici. «Ci doveva essere qualche persona in più insieme a noi per accogliere Alex – dice Loris Zamperoni – poi, proprio all’ultimo momento, ha dato forfait». Alex ha faticato non poco a districarsi nel traffico romano per trovare la sede del Senato: ma, purtroppo, qui c’era già aria di smobilitazione dopo il voto di fiducia e in vista della vacanze natalizie. «Sono bastati pochi minuti per capire tante cose sulla casta – spiega Loris – A esempio le decine di auto ad aspettare gli onorevoli, addirittura un vigile che regolava il traffico al loro passaggio, Ma chi si credono di essere?». Alex ha tentato di incontrare qualche senatore, ma non c’è stato verso. Bloccato cortesemente all’entrata insieme ai suoi compagni, non ha avuto neppure la soddisfazione di srotolare uno striscione di tre metri con scritto «Italiani, prendete esempio dal popolo islandese: mandateli tutti a casa» e consegnare una bandiera tricolore. «La risposta degli uscieri è stata emblematica: non ne vale la pena – dice Alex – Certo non mi attendevo nulla di più: e ho capito che non sarebbe servito a nulla insistere». Rammaricato? «Per niente: sono fiero di quello che ho fatto. Tante volte si dice di voler fare qualcosa, ma poi non ci si decide a muoversi. Diciamo che ho trovato il coraggio di agire». Nessuna sorpresa per il fatto di aver trovato sbarrate le porte del Palazzo: «C’era da immaginarselo. Figurati se accettavano un confronto. E pensare che sono là perché li abbiamo mandati noi». Verso sera, prima di allontanarsi da Palazzo Madama, nel gruppetto qualcuno propone di andare a Palazzo Chigi. «Adesso vediamo – conclude papà Loris – Intanto andiamo a mangiare qualcosa. Una volta tanto lo facciamo anche noi, visto che ci sono altri che mangiano da sempre». Il riferimento è chiaro…
Davide Nordio
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