Castro, proposta choc: «Bisogna fondere Electrolux e Indesit»

Proposta rivoluzionaria: solo così salveremo gli elettrodomestici made in Italy
Il senatore Maurizio Castro
Il senatore Maurizio Castro
SUSEGANA. La fusione tra Electrolux e Indesit per salvare la produzione italiana di elettrodomestici. La propone il senatore Maurizio Castro, Pdl, già al vertice del «gigante del freddo», alla vigilia del vertice tra azienda e sindacati e pochi giorni prima della convocazione delle parti dal governo. Indesit ha dismesso la fabbrica di Refrontolo, Electrolux dimezzerà quella di Susegana.


Oggi, a Mestre, si incontreranno la direzione Electrolux e le delegazioni di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil per discutere dei prossimi 800 esuberi. I risultati del vertice saranno oggetto, il 24 febbraio, della convocazione delle parti a Roma, in sede governativa. Alla vigilia scende in campo il senatore Castro, con una proposta shock. «Se dal negoziato non giungessero segnali di piena rassicurazione perché non pensare alla condensazione di un grande polo italiano del "bianco"? Perché non delineare un progetto di fusione tra Indesit ed Electrolux? I due gruppi presentano forti elementi di complementarietà e di integrabilità, in termini sia di dislocazioni produttive sia di posizionamento di marchi». «I Merloni devono programmare il definitivo ingresso nell'Olimpo industriale internazionale - sottolinea ancora Castro - I Wallemberg hanno ristrutturato il loro impero rendendo periferica la provincia eldom: forse è il momento giusto per aiutare i primi a farsi vendere dai secondi l'eldom, e per fare dell'Italia la capitale mondiale di un settore che risulterà fondamentale nei prossimi decenni per assicurarsi il primato nelle rotte dell'industrializzazione dei Paesi emergenti, a cominciare dalla sponda meridionale del Mediterraneo e dall'Africa».


Quella di Castro è tutt'altro che una provocazione. Se il Governo ha convocato le parti sociali nella fase germinale del loro confronto, per Castro, braccio destro del ministro Sacconi, «non l'ha fatto certo per limitare il loro ruolo, ma per ribadire che la posta in gioco va ben oltre la ristrutturazione di due stabilimenti e la gestione equilibrata dei suoi esiti sociali nelle comunità di riferimento. E' il destino dell'elettrodomestico in Italia a essere al centro del confronto». Storicamente, il cuore dell'eldom italiano è Zanussi, che viene poi salvata da Electrolux. Della «cattedrale bianca» di Stoccolma l'Italia è la navata principale, ben più della Germania di AEG e degli Usa di Frigidaire.


«Oggi è cruciale, dopo l'arrivo del boss americano Keith McLaughlin al posto dello svedese Hans Straberg, ribadire la missione strategica dei siti italiani: il presidio dei segmenti medio-alti dei prodotti e dei mercati occidentali, così da costituire per i prossimi 30 anni il cuore progettuale e industriale della multinazionale. Ogni altro esito servirebbe a rallentare il declino». «Un'Italia senza eldom sarebbe in modo drammatico più povera - conclude Castro - in termini di presenza e di cultura industriali, e smarrirebbe una di quelle competenze distintive che devono costituire la piattaforma per il generale rilancio del nostro sistema economico».
Argomenti:economia

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso