Minacce, indagato Bortotto

L'accusa: ha scritto tre lettere a Sartore, medico della Polizia
La questura di Treviso: la perquisizione a Bortotto è scattata alle 7
La questura di Treviso: la perquisizione a Bortotto è scattata alle 7
 La Digos gli ha perquisito la casa e l'ufficio sequestrandogli i computer, e lo ha denunciato per minacce, accusandolo di aver scritto tre lettere minatorie a Marco Sartore, medico della polizia. Nel mirino Sergio Bortotto, ex poliziotto, «ministro dell'Interno dell'Autogoverno del popolo veneto», uno degli indagati - l'accusa è di aver costituito un'associazione paramilitare - nell'inchiesta sulla «Polisia veneta».  
La perquisizione.
Il blitz è scattato ieri mattina alle sette: gli uomini della Digos della questura di Treviso, decreto di perquisizione alla mano, hanno bussato alla porta di Bortotto. Dopo aver perquisito la casa e portato via un computer, è stato il turno del posto di lavoro di Bortotto, ovvero l'ufficio per la sicurezza del parco commerciale di Villorba: anche lì la polizia ha prelevato un computer. L'uomo è stato poi portato in questura a Treviso.  
Le accuse.
L'avviso di garanzia cita gli articoli 81 e 612 del codice penale, ovvero minacce continuate. A Bortotto vengono attribuite tre lettere minatorie spedite a Marco Sartore, medico della polizia, nell'ottobre del 2010. Le lettere, distinte ma uguali nei contenuti («Conosciamo la tua identità e la tua residenza»), sono state spedite da Trevignano, Montebelluna e Valdobbiadene. «Io non c'entro assolutamente nulla - dice Bortotto - e vorrei sapere come fanno ad attribuirle a me».  
I precedenti.
Bortotto fu "espulso" dalla polizia nel 2000 dopo una lunga vicenda, nata da alcune sue denunce contro superiori (prima per una sparizione di droga, poi per peculato e contrabbando) e passata attraverso una causa per mobbing. C'è proprio la firma del dottor Marco Sartore in alcuni referti medici collegati alla vicenda.  
Polisia veneta.
 E' stata rinviata al 21 gennaio prossimo l'udienza a carico dei 6 esponenti della Polisia Veneta, tra i quali Bortotto. «E' chiaro - attacca Bortotto - che l'obiettivo di questa vicenda è il nostro movimento. Reagiremo, anche in sede internazionale, con una denuncia all'Onu. Vogliamo anche sapere che fine hanno fatto le armi che ci hanno sequestrato nel 2009, non ho mai visto arrivare una convalida di quel sequestro».

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