Accoltellamento di Mogliano, in caserma gli amici del quindicenne. Cade il movente dei soldi per la droga

MOGLIANO. Chi è veramente il quindicenne che ha aggredito con una violenza inaudita Marta Novello? Aveva davvero bisogno di soldi? Se si, per quale motivo? Conosceva la sua vittima? Sono queste le domande più frequenti che i carabinieri stanno ponendo nelle ultime ore agli amici e ai conoscenti del ragazzo arrestato per il tentato omicidio della 26enne di Mogliano.
Gli amici sotto torchio
Gli investigatori stanno scandagliando la vita del ragazzo che, lunedì pomeriggio, ha aggredito a colpi di coltello la 26enne moglianese. In attesa che dal telefonino e dal computer sequestrati arrivino risposte sui suoi contatti e sulla sua personalità (dettagli che informalmente i militari già in parte conoscono), in queste ore i carabinieri stanno sentendo in caserma gli amici e i conoscenti del ragazzo a caccia di particolari che possano dare una risposta all’ingiustificata violenza con la quale ha aggredito Marta lunedì pomeriggio in via Marignana.
Le indagini corrono parallele alle scadenze giudiziarie che oggi prevedono l’interrogatorio del ragazzo, al tribunale dei minori di Mestre. I carabinieri, al di là di quello che oggi dirà il sedicenne al pubblico ministero Giulia Dal Pos del tribunale dei minori di Mestre, stanno cercando riscontri su amicizie, incontri, siti visitati nel computer e contatti personali del quindicenne. Per ricostruire la sua personalità e per capire se l’aggressione di lunedì sia stata in qualche modo premeditata o indotta da qualcuno, al di là del “disagio personale” che non troverebbe giustificazione nelle numerose coltellate inflitte alla giovane di Mogliano.
Vacilla il movente della droga
Quello che per il momento è un primo, anche se parziale riscontro, secondo indiscrezioni, è che il ragazzo non avrebbe avuto contatti con il mondo della droga. Se davvero l’aggressione è stata a scopo di rapina, gli eventuali vantaggi che ne avrebbe ricavato, non sarebbero stati usati per comprare stupefacenti. I due operai che nell’immediatezza hanno soccorso Marta, bloccando l’aggressore e consegnandolo poi ai carabinieri, avrebbero raccolto dalla 26enne la frase “voleva il mio portafoglio”, prima che perdesse i sensi. Ed è per questa fondamentale testimonianza che i carabinieri hanno indirizzato le indagini verso l’aggressione a scopo di rapina.
Ma in attesa che Marta si ristabilisca e riesca a raccogliere nella sua memoria i ricordi dei momenti dell’aggressione che poi riferirà ai militari, è quanto meno lampante il fatto che al ragazzo in bici non sia sfuggito il particolare che la ragazza non aveva il portafogli. Con sè aveva soltanto due cuffiette alle orecchie, un mazzo di chiavi di casa e il telefonino.
Venerdì la “verità” del quindicenne
Venerdì, alle 9. 30, è stato fissato al tribunale dei minori di Mestre l’udienza di convalida dell’arresto per tentato omicidio dell’aggressore di Marta Novello. Il suo legale, l’avvocato Matteo Scussat, ha preannunciato che il giovane parlerà e fornirà la sua versione dei fatti. La “sua verità”.
Al di là del contenuto delle dichiarazioni, che starà alla procura e agli investigatori poi valutare, l’udienza sarà importante per capire se il giovane dirà di conoscere o meno Marta. Se s’è trattato di un’aggressione a scopo di rapina o altro. «Quale che sia il movente e l’evento scatenante – si limita a dire l’avvocato Scussat – le modalità e le circostanze dell’azione fanno pensare a un disagio, a un disturbo profondo che andrà indagato». Anche chi lo conosce da tempo non trova spiegazioni del gesto di follia del ragazzo, che in bici, a volto scoperto, non lontano da casa, ha aggredito la giovane donna, che almeno di vista non poteva non conoscere. «Un gesto inspiegabile», dicono amici e parenti.
Nel frattempo le buone notizie arrivano dall’ospedale Ca’Foncello dove Marta è ricoverata. La 26enne s’è risvegliata dal coma farmacologico e ha potuto parlare per qualche istante con i genitori. È cosciente, parla con gli infermieri e risponde bene alle cure. Non è escluso che nelle prossime ore le sue condizioni possano permettere ai carabinieri di sentirla per raccogliere anche la sua verità. Di sicuro importante e non condizionata da strategie difensive. —
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