Dagli inizi alle Fornaci Gregorj alla Biennale e alla Triennale
Arturo Martini nacque l’11 agosto 1889 a Treviso, dove frequentò una scuola di ceramica, collaborando con la Fornace Guerra Gregorj e con lo studio dello scultore Antonio Carlini. Successivamente si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove diventerà docente negli anni Quaranta. Prima della Grande Guerra, a cui prese parte come soldato, conobbe le avanguardie del Novecento a Monaco e Parigi. Nel 1920 sposò Brigida Pessano da cui ebbe due figli a Vado Ligure. Le sue opere d’arte si configurano come punto ideale d’incontro tra l’antico e il moderno e si distinguono per la loro monumentalità, come il gigantesco gesso “Mosè salvato dalle acque” alto sei metri, il bronzo di “Athena” di cinque metri e l’imponente “Tomba di Ippolito Nievo”. Fu regolarmente presente alle più grandi esposizioni internazionali: Biennale di Venezia (1934-36-38), Triennale di Milano (1933-36-40) e Quadriennale di Roma (1935-39). Morì a Milano il 22 marzo 1947 per una paralisi cerebrale. Una significativa rappresentanza delle sue opere è conservata oggi al Museo Bailo. —
E. G.
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