Ecco il murales anticensura con il “Belzebù Matteo” rimosso

A Cendon è stata inaugurata l’opera dello street artist Giacometti: la parete è di una signora indignata per il “caso” Ponte della Gobba 
ZAGO . AG.FOTOFILM SILEA . MURALES ANTICENSURA, IN VIA SAN PIETRO,2 DI MANUEL GIACOMETTI
ZAGO . AG.FOTOFILM SILEA . MURALES ANTICENSURA, IN VIA SAN PIETRO,2 DI MANUEL GIACOMETTI

TREVISO. Un’opera «contro ogni forma di censura». È questo il messaggio dietro al nuovo murales presentato ieri a Cendon dallo street artist trevigiano Manuel Giacometti, una risposta alla rimozione dell’anonimo ritratto di Matteo Salvini raffigurato intento a baciare il rosario in versione “diabolica” apparso al Ponte della Gobba, in Restera, in agosto, definito dal sindaco Mario Conte «non arte ma semplice provocazione» e oggetto di un piccolo terremoto social.

La risposta di Giacometti, writer classe 1976, da tempo attivo sulla scena graffitistica locale e nazionale, non si è fatta attendere: «L’opera è molto semplice: raffigura un bambino, che per me rappresenta le nuove generazioni, mentre scrive una frase della scrittrice Evelyn Beatrice Hall: «Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle», mentre nell’altra mano regge una riproduzione del murale oggetto delle polemiche racchiuso in una cornice gialla, la stessa che qualcuno ha strappato e gettato nel fiume qualche giorno fa».

Un’operazione che va oltre la politica cercando di combattere ogni forma di violenza e oscurantismo rivolgendosi ai giovani, e per questo «un atto di grande intelligenza», nelle parole del consigliere con delega alle Politiche giovanili a Silea Francesco Biasin.

L’opera è stata possibile grazie all’appoggio di Jeanette Zorzi, la residente di Cendon che ha messo a disposizione il muro utilizzato come “tela”: la conoscenza con il writer è nata proprio a seguito delle polemiche sul murale di Ponte della Gobba, a proposito del quale alcuni utenti avevano invitato la Zorzi – che aveva espresso il suo sostegno all’anonimo autore – a «farsi dipingere una cosa simile a casa propria», un’esortazione rivolta anche a Giacometti, a sua volta subissato di critiche da una parte del pubblico del Web dopo un intervento nel quale aveva affermato di non capire la volontà di censura dell’opera.

Detto fatto: dopo aver unito le forze da oggi l’opera campeggia sul muro di casa, sorvegliata da telecamere. Uno scacco matto a chi ritiene la libertà d’espressione un accessorio di cui si può fare a meno. 
 

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