Caro affitti, l’ira di Cgil e Sunia «Servono equità e dignità»

Sindacati contro la Regione: cinque correttivi per cambiare una legge ingiusta  «E si i comprino Simmel, Inpdap, le case ex Inps a S.Bona. Ci sono 16 milioni»
zago . AG.FOTOFILM . TREVISO . ASSEMBLEA PUBBLICA X CARO AFFITTI CASA ATER IN V.LE FRANCIA
zago . AG.FOTOFILM . TREVISO . ASSEMBLEA PUBBLICA X CARO AFFITTI CASA ATER IN V.LE FRANCIA

«Ci sono 1400 persone che aspettano una casa, nella Marca. La casa è un problema serio: il governo ha appena stanziato 16,2 milioni per acquistare case a Treviso e provincia. Magari pochi, per le necessità, rispetto ad altre province. E perché la Regione non compra l’ex Simmel, o le case pronte di Silea dietro lo Sportler, o l’ex Inps a S.Bona in via Albona? O non ristruttura l’ex Inpdap vuoto, in pieno centro?».

Cgil e Sunia intervengono sulla questione del caro affitti della case popolari con un contropiede micidiale. Partendo da chi la attende, forse invano. «Solo il 7% delle domande è accolto», ricordano Paolino Barbiero e Nicola Atalmi, «E i giovani precari nemmeno fanno domanda: serve un altro cambio di passo. Alessandra Gava, segretaria del Sunia, invita a copiare il modello Milano: «Lì da anni assegnano gli alloggi che necessitano di riparazione a chi può sostenere le spese di ristrutturazione, poi scalabili dagli affitti, perché non lo si fa anche qui, per gli appartamenti che possono essere ri-abitati con meno di 20-30 mila euro?»,

La Cgil è proprio arrabbiata. Barbiero non cela la sua irritazione, più volte. «E’ inaccettabile che Zaia e la Regione parlino di furbetti, saranno sì è no il 3% di chi vive nella case popolari. I soldi in banca? Non si fanno le medie, se due hanno 600 mila euro, cosa resta agli altri? E nessuno fin qui ha violato la legge, la Lega ha governato ed è responsabile. E una narrazione inaccettabile, che va respinta. Noi vogliamo parlare del 90% di inquilini di cui nessuno si occupa davvero. Sono stangati, ingiustamente, c’è chi in banca ha 6-7 mila euro e prende 8-9 mila euro di pensione l’anno, e non può sostenere e i nuovi affitti, magari passati da 150 a oltre 400 euro al mese. Né si possono accettare affitti di oltre 500 euro, superiori all’equo canone».

A proposito di stangata, le doviziose tabelle di Cgil e Sunia, dicono che il salasso su chi vive nella case popolari nella Marca, è molto più salato. Altro che 2,3 milioni: sono almeno 3,5, a carico di 4.537 famiglie.

IL SALASSO

In dettaglio: i 3.502 inquilini Ater con meno di 20 mila euro di Isee verseranno ora 5,3 milioni anziché 3,91 (+ 1,454 milioni), con un aumento medio di 34 € /mese (da 93 a 127 €).

I 537 inquilini Ater sopra i 20 mila euro di Isee pagheranno 2,62 milioni, contro 1,45 di oggi (+1,175 milioni), con un aumento medio di 164 € (da 201 a 365€).

Gli altri 920 inquilini delle case del comune di Treviso e dell’Aeep di Castelfranco, si stima, non meno di 850 mila euro. Conto, appunto. 3,4-3,5 milioni

LE 5 PROPOSTE

Di qui le 5 proposte della Cgli e Sunia alla Regione, per correggere la legge. L’aumento dell’Isee per la permanenza a 30 mila euro, con gestione ad hoc per over 75 e disabili; tetto massimo di affitto inferiore all’equo canone; franchigia per Tfr, risarcimenti, indennizzi e patrimonio immobiliare non remunerativo («C’è ci ha case abbandonate o in rovina, o terreni incolti»); eliminazione dell’Iva e ricalibratura del reddito sopportabile introducendo proporzionali rispetto al limite massimo di canone e di Isee; revisioni degli indici immobiliari Omi («Non può esserci lo stesso canone per alloggi nuovi o di 40 anni fa, a parità di posizione e superficie») e considerazione delle peso delle spese condominiali. «Lo diremo ai tavoli regionali dove siamo coinvolti», hanno assicurato i tre «ma avremo preferito venir invitati anche ai tavoli tecnici provinciali. Si deve andare oltre ai numeri, parlare di persone, vite, situazioni concrete di ognuno»). Massima presa di distanza, infine dai cortei i centri sociali, Rifondazione, Adl Cobas e comitati: «L’ abbiamo detto subito, anche loro usano i numeri per dare verità parziali»). —

A.P.

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