L’altolà della Curia alla Lega «Il Vangelo va preso per intero»

VITTORIO VENETO. Un tempo c’erano i catto-socialisti. Che furono poi soppiantati dai catto-comunisti. E adesso? Ecco i catto-leghisti. La Chiesa li sdogana, ma ad una condizione: che non testimonino solo una religione civile. Lo scrive il direttore de L’Azione, settimanale diocesano di Vittorio Veneto, don Alessio Magoga. «Il criterio per dirsi cattolici o no», sottolinea, «è il confronto con il Vangelo (ma tutto il Vangelo, non solo qualche passo) e con il magistero della Chiesa (preso nella sua interezza, non solo le citazioni più accomodanti)». I leghisti – è la domanda che tanti parroci si sentono fare in questi giorni - possono dirsi cattolici? «Credo che, nel nostro attuale panorama politico, nessuno possa vantare il possesso di un patentino da “perfetto cristiano” né possa arrogarsi il diritto di dispensarlo o di negarlo ad altri. Ciò non toglie, tuttavia, che si possano evidenziare delle incoerenze, più o meno marcate, con il Vangelo», puntualizza il direttore del settimanale, fra l’altro con una precisazione: non è vero che un cattolico ogni due, in Veneto, vota Lega. «Se teniamo conto dell’astensione che riguarda la metà della popolazione, da noi “solo” uno su quattro ha votato Lega. Ma, in ogni caso, quella della Lega resta una vittoria straordinaria, perché il 25 per cento della popolazione veneta, in termini assoluti, è leghista».
E una parte consistente dell’elettorato della Lega si definisce cattolico. Ma è anche un cattolicesimo che, afferma Magoga, «non fa mistero di avere delle riserve su alcune insistenze caratteristiche del magistero di papa Francesco (come il suo recente “prima gli ultimi”). Il discorso di Salvini a Milano ammiccava ed, al tempo stesso, proveniva proprio dai cattolici di quell’area, alcuni dei quali hanno riservato dei fischi al Pontefice». Ma, allora, Lega e cattolicesimo sono compatibili? La risposta va data «con circospezione», secondo Magoga, «perché non si può fare di ogni erba un fascio». Nessun problema, lascia intendere il direttore, per la componente-Zaia. E quella della maggior parte dei sindaci, a cominciare da quello di Vittorio Veneto, appena eletto. Nient’affatto compatibile, invece, sarebbe il “cattolicesimo” di Salvini. «I principali punti di frizione sono ben noti: l’accoglienza e la gestione dei migranti, la questione dei campi rom, il trattamento riservato alle ong, l’aumento delle tasse per gli organismi che si occupano di beneficenza, i durissimi attacchi alla Caritas, i “distinguo” riservati alle Case Famiglia, la variazione della legge sulla legittima difesa e l’uso delle armi per la difesa personale, l’uso – apparso del tutto strumentale – dei simboli religiosi in campagna elettorale, l’appello – percepito come opportunista – alla “famiglia tradizionale”, gli incomprensibili ammiccamenti all’estrema destra, la critica all’Europa e il millantato sovranismo». —
Francesco Dal Mas
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