«Nella città del Santo porto un milione di visitatori»
L’«autoritratto con cappello in feltro grigio» è uno dei dipinti maggiormente iconici di Van Gogh. Lo si trova stampato su migliaia di poster, magliette, spille, sottobicchieri e qualsiasi altro tipo di gadget possibile. Il 10 ottobre 2020 i padovani potranno ammirarlo dal vivo, su prestito del Van Gogh museum di Amsterdam, nelle sale del San Gaetano. Basta questo per descrivere l’impatto (e le polemiche) dell’arrivo di Marco Goldin a Padova. Il “re delle mostre”, capace di spaccare la città in guelfi e ghibellini già solo per le indiscrezioni, si è materializzato ieri nella Sala del Romanino ai musei Eremitani per raccontare le due mostre che organizzerà in città nel 2020 e 2021. Due eventi innovativi, in bilico tra poesia e tecnologia, dal costo di 5 milioni l’uno. Due eventi che però non costeranno un euro al Comune, perché sostenuti interamente da “Linea d’ombra” (la società di Goldin) e dal main sponsor trevigiano Gruppo Baccini. «Ci aspettiamo un milione di visitatori nei prossimi tre anni», raccontano in coro il sindaco Sergio Giordani e l’assessore Andrea Colasio.
Van Gogh e i cieli
Prima di ogni considerazione, ecco i due appuntamenti del ciclo chiamato “Padova, la meraviglia del colore”. Si parte con “Van Gogh, i colori della vita” in mostra al San Gaetano dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021. L’eccezionale raccolta di un centinaio di opere dell’artista olandese, tra dipinti e disegni, con prestiti da musei di tutto il mondo e in particolare dal Van Gogh museum di Amsterdam e dal Kröller-Müller museum di Otterlo. Una mostra che sarà accompagnata da un ciclo di cinque lezioni su Van Gogh tenute da Goldin tra gennaio e aprile 2020 nell’auditorium del San Gaetano.
E poi c’è la mostra tematica di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane. E che sarà dedicata al cielo, partendo da quello giottesco della Cappella degli Scrovegni e dagli studi di Galileo con l’invenzione del cannocchiale. È l’incipit di “Storia dei cieli da Canaletto a Monet. L’incanto dell’azzurro e altri colori dai vedutisti agli impressionisti”. Trecento anni di arte in mostra, dall’olandese seicentesco Jacob van Ruisdael al Novecento di Nicolas de Staël, passando per i cieli di Canaletto, Bellotto e Guardi accanto a quelli di Turner, Friedrich e Constable. Quindi Corot, l’ingresso della fotografia con Le Gray, i cieli impressionisti e quelli di Monet.
Poesia e tecnologia
Non saranno solo «le solite mostre di Goldin». «Ci saranno dei ledwall immersivi nelle sale – racconta il curatore – Un percorso nel quale alterneremo letture di lettere, immagini dei luoghi in cui Van Gogh ha vissuto, suoni e video». Non solo: nella mostra sui cieli gli inserti filmati rilanceranno scene di galassie, a partire dalla cometa giottesca. «Ma badate bene – avverte Goldin – Non mi piacciono le mostre senza opere, fatte solo di immagini e musiche. Credo che sia tradire il senso della cultura». E di opere a Padova ne arriveranno tante. Con spese che lievitano: «Pensate solo a quanto costa assicurare cento Van Gogh», sottolinea sornione Goldin.
Il rischio di impresa
«Chi paga?», è la domanda maliziosa che serpeggia in sala. E che Goldin previene: «Sarà tutto a carico della mia società – spiega – Il rischio di impresa è interamente mio». Il Comune anzi si farà pagare 10 mila euro per il San Gaetano. Il centro culturale di via Altinate verrà però adeguato ad ospitare i prestiti internazionali, installando l’impianto di microclimatizzazione e uno di sicurezza avanzata con telecamere a riconoscimento facciale. L’agorà verrà utilizzato per l’ingresso, il bookshop e il guardaroba, mentre l’esposizione si svilupperà al primo piano. «Sono rimasto ammirato dalla struttura – racconta ancora Goldin – Io credo che dopo i lavori diventerà una delle più belle kunsthalle d’Italia».
In punta di piedi
Nell’affrontare Padova, Goldin evita abilmente ogni polemica, consapevole della complessità ambientale: «Questa città ha un potenziale di pubblico enorme che può permettere, come accade a Milano e Roma, la presenza di più mostre contemporanee», risponde a chi gli chiede della “concorrenza” con Palazzo Zabarella. E le critiche che si porta dietro sulla qualità del suo lavoro? «Accetto tutto ciò che è utile a migliorare, non le polemiche preconcette – spiega – Contano le idee e il lavoro. Alla fine è il pubblico che giudica». Un pubblico che gli dà forza, visto che muove almeno 300 mila persone a mostra: «Sento la responsabilità di una città importante – osserva – Entro a Padova in punta di piedi, convinto di poter dare un contributo perché sia sempre più conosciuta e amata in Italia». —
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