Stefanel, allarme Cgil: «Dirigenti in fuga da Ponte di Piave»

Sindacati in ansia per l’addio di un altro manager ieri, dopo l’annuncio di esuberi a Ponte di Piave. Lavoratori pronti allo sciopero
sbrissa agenzia fotofilm treviso negozio stefanel
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PONTE DI PIAVE. In estate era stato l’amministratore delegato Cristiano Portas, arrivato solo sei mesi prima, a dare le dimissioni. Ieri un altro dirigente della società di Ponte di Piave ha lasciato l’azienda, e l’uscita ha contribuito a gettare benzina sul fuoco delle polemiche: «Un altro “quadro” aziendale è uscito dalla società, sappiamo che non è l’unico caso degli ultimi mesi» commenta Cristina Furlan, Filctem Cgil,«è l’ennesimo segnale non positivo circa il futuro dello stabilimento». Martedì pomeriggio, dopo il tavolo in Regione con sindacati e forze dell’ordine, gli 89 lavoratori dello stabilimento trevigiano si sono riuniti in assemblea per decidere come comportarsi di fronte all’annuncio di tagli ed esuberi. «Siamo pronti a tutti» continua Furlan, «ma diamo ancora tempo all’azienda per fornirci le risposte che mancano prima di organizzare uno sciopero o altre forme di protesta». Cgil ha chiesto un ulteriore incontro all’azienda.

Nuovo ad a gennaio

Tra le posizioni apicali non si sono registrate altre uscite oltre a quella di Portas, sostituito in estate da Stefano Visalli, amministratore delegato ad interim, in attesa della nomina di un nuovo ad nel corso dell’assemblea fissata per il prossimo 15 gennaio, martedì, a Milano. L’uscita di altre figure dirigenziali, invece, viene interpretata dai sindacalisti come segnale di “resa” da parte del management, e anche su questo saranno chiesti chiarimenti nel corso del prossimo incontro, mentre è valutata all’interno delle normali dinamiche di turnover da parte della società. Tradotto: secondo Cgil è una spia di allarme che i manager se ne vadano, secondo Stefanel è fisiologico che chi lavora in un’azienda in crisi cerchi altre soluzioni. Le uscite, tuttavia, ci sono. E non riguardano, per ora, impiegati e operai. Si è parlato di ristrutturazione e ridimensionamento ma senza fornire cifre. A Ponte di Piave sono rimasti soprattutto impiegati, dato che le lavorazioni vengono date in outsourcing (all’estero) ormai da molti anni.

Cassa integrazione

Cgil sottolinea inoltre che l’azienda deve ancora presentare la domanda di cassa integrazione straordinaria. Significa che non si sa ancora con quale motivazione la presenterà: cessazione (e quindi chiusura di Ponte di Piave) o crisi (e quindi ridimensionamento ed esuberi, ma senza la chiusura del sito)? Stefanel non si è esposta ufficialmente ma Ponte di Piave quasi certamente rimarrà il quartier generale dell’azienda, seppur con molti meno dipendenti rispetto agli attuali 89. «L’azienda ha ancora molte risposte da darci» conclude Furlan, «la difesa del made in Italy passa anche attraverso la difesa di questa fabbrica».

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