Tragedia di Maserada, parla il marito: «L’autopsia non serve, guardiamo avanti»

MASERADA. «È stata una situazione assolutamente non prevista, una vicenda straziante, dolorosa. Ma adesso bisogna andare avanti. I sorrisi di Alice e Filippo in questo momento fanno la differenza». Fabio Piovesan è seduto a fianco all’ultimo dono lasciatogli da sua moglie Maria Buso – i due gemellini di sette giorni – all’interno del nido del Ca’ Foncello. Sono sulla stessa culla. Il padre li accarezza sul viso, ci parla, ne calma qualche vagito. Appena una settimana fa, qualche stanza più in là nel reparto di Ostetricia, le condizioni di sua moglie Maria Buso, 39 anni, si erano aggravate. Fino all’intervento chirurgico d’urgenza, effettuato domenica, e poi il decesso avvenuto mercoledì pomeriggio.
Niente autopsia. Ma non ci sarà alcuna autopsia per definire la causa della morte. Hanno voluto così i familiari. E non è prevista nemmeno un’inchiesta da parte della Procura. Così è stata confermata anche la data dei funerali della donna, che si svolgeranno lunedì pomeriggio, alle 15.30, nella chiesa di Cimadolmo, suo paese d’origine e dove vivono tutt'ora i genitori Silvia e Lino. E sempre in chiesa, alle 18.30 di domani, domenica, la recita del rosario.
Guardare avanti. «Un motivo o l’altro non cambiano lo stato di fatto delle cose, Maria non c’è più» commenta sconsolato Fabio a qualche metro dai gemellini, «abbiamo deciso di non richiedere alcun ulteriore accertamento, anche per non torturarla ulteriormente, per non appesantire la situazione dei suoi genitori, già molto provati. All’inizio ci avevamo anche pensato, ma la realtà, comunque, è che non cambierebbe niente. Le ipotesi sul perché non ci sia stato più nulla da fare sono varie, ma restano solo delle semplici ipotesi. In ogni caso da parte nostra rimane intatta la fiducia nei confronti dell’ospedale ed ora, per quanto il momento sia complicato, serve andare avanti in questa prova totalmente inaspettata».
E così i pensieri non possono che volgersi ad Alice e Filippo, che Maria era riuscita appena ad abbracciare durante il ricovero, al loro futuro. «I loro nomi li avevamo decisi assieme, ancora tempo fa, piacevano molto sia a me che a Maria, senza una particolare motivazione», aggiunge Fabio, «entrambi hanno ormai superato i due chili e mezzo, crescono, stanno bene, sono bellissimi. Certo, i loro sorrisi e l’entusiasmo si mischiano per me alla tragedia, in un miscuglio di sentimenti e sensazioni: passo dal vedere alcuni momenti della vita a vederne altri, totalmente opposti. È un momento complicato, una prova importante anche per i nervi. Ma penso ad una cosa alla volta, è questa la filosofia che mi sto dando e che mi è stata anche consigliata dagli amici: passo dopo passo, decisione dopo decisione, ed in tutto ciò serve essere positivi».
Una positività che nei mesi precedenti al parto Maria e Fabio avevano ricercato assieme, da vera coppia affiatata quale erano, facendosi forza vicendevolmente. «Quando abbiamo saputo che sarebbero stati due gemelli è stato un bel colpo, eravamo entrambi in un qualche modo spaventati dalla cosa», aggiunge ancora l’uomo con un sorriso malinconico.
Resto io solo con loro. «Per farci forza e supportarci ci dicevamo che sarebbe stata una piccola battaglia, tra noi e loro, eravamo due contro due. Ora le cose sono cambiate del tutto, ci ha investito un vero e proprio dramma. Ora ci sono io, da solo, con loro due di fronte. Ma tutto il positivo che i miei figli mi trasmettono va ascoltato e mi farà andare avanti», prosegue Piovesan, «L’energia, ne sono certo, mi arriverà anche da Maria».
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