«Costi alti e pochi spazi Ecco perchè vince il lusso»

Parlano i progettisti di alcuni dei principali piani di recupero vip in centro storico «Entro mura l’edilizia si è fermata nel Dopoguerra, ora un impulso da sfruttare»

La differenza tra passato e presente non risiede tanto nel lusso, «quello è sempre stato ad appannaggio del centro storico» dicono i professionisti del settore, «la differenza sta semmai nel fatto che oggi si torna a costruire dentro le mura, cosa che non succedeva più da anni».

Se poi il costruito viene o verrà messo in vendita a milioni beh... è un dettaglio che ha le sue spiegazioni, e rientra comunque «nella natura stessa del centro storico» spiega l’ingegner Maria Possamai, dello studio Pandolfo e Possamai che ha progettato la riqualificazione dell’ex Zanotti, «le periferie, che hanno risposto sì ad una necessità di sviluppo dovuta all’aumento demografico, ma anche al fatto che dentro le mura non ci fosse spazio per le possibilità di tutti». E quando parla di “possibilità”, l’ingegner Possamai intende anche parlare di costi: «Oggi costruire dentro mura impone oneri molto grandi, standard di parcheggio che devono essere garantiti, bonifiche, argini all’acqua sotterranea, problemi costruttivi che fanno necessariamente lievitare i prezzi dei cantieri e quindi quelli di vendita». Anche se prima che scoppiasse la crisi (e la bolla immobiliare) in città i prezzi volavano anche più alto di quanto siano oggi.

«Nel dopo guerra si è costruito per la borghesia medio alta che rappresentavano il volano economico della città» dice Giuseppe Cangialosi, dello studio Mzc, che ha disegnato la riqualificazione prossima dell’ex Edison e gli altri ex cinema, «è stato un capitolo fondamentale che ha segnato la differenza con le periferie». Il centro come “cosa per pochi” è nato lì, e si è subito saturato facendo schizzare i prezzi dei pochi spazi liberi alle stelle. A rompere il silenzio è stato il quartiere Latino, primo grande intervento residenziale in città dal dopoguerra, ed è andato a ruba nonostante i prezzi. Da lì l’avvio di un interesse di mercato sospeso solo a causa della crisi. «Oggi c’è un impulso positivo» segue Cangialosi, «punta molto in alto perchè cerca anche di realizzare spazi di alto livello, ma ciò non toglie che possa innescare un circuito virtuoso che coinvolga altre parti della città e punti ad altre fasce di reddito». L’architetto si riferisce a quella «classe media che è andata a vivere in periferia» e che potrebbe essere riportata in centro grazie a strumenti come il project financing. «Si pensi a immobili comunali come Palazzo Moretti» dice, «potrebbe essere convertito in abitazioni, magari per giovani, oppure uffici per tanti professionisti che avrebbero voglia di avere spazi in centro. Il Comune mette l’immobile, il privato la riqualificazione in cambio di un accordo sugli affitti, si può fare, è stato fatto a Ca’ dei Ricchi». Il risultato, spiega Cangialosi, sarebbe una città in cui l’edilizia realizzata per “i ricchi” si mescola ad un tessuto che cresce e valorizza altri spazi destinandoli ad attività o residenze di classe media, di giovani.

Un’ipotesi per gli spazi ancora disponibili alla riqualificazione? «Attenzione, i piani di recupero ormai sono fuori mercato, bisogna ripensare la riqualificazione i buchi neri con interventi di edilizia fatta bene, governata da una visione ampia e magari facilitata da un ufficio dedicato in Comune. È il sistema che va cambiato se si vuole proseguire l’onda positiva che è partita adesso in centro storico» dice Cangialosi.

Federico de Wolanski

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