«Alloggi turistici, a Treviso troppi affitti in nero»

Treviso. Federalberghi contro Airbnb: sempre più trevigiani ricavano un vero e proprio business dalle camere che non utilizzano

TREVISO. Federalberghi Treviso denuncia il sommerso turistico nella Marca. Sempre più soggetti vendono camere o interi appartamenti su Airbnb (il noto portale di affitti gestiti da privati), o siti dello stesso genere, senza pagarci le tasse, oppure occupandoli per lunghi periodi (anche diversi mesi) anziché per pochi giorni, come sarebbe nello spirito di Airbnb.

Dati, ora, certificati da un’indagine. Come ha spiegato il direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara, «la rilevazione è stata svolta da istituti indipendenti, come l’americana Inside Airbnb, che ha fatto una fotografia dei dati di un portale a una determinata data. C’è anche un istituto di ricerca italiano, Incipit Consulting, che ha collegato questi dati dandogli una sintesi fotografica». L’indagine presentata da Federalberghi rileva come alla prima settimana di agosto 2017, su noti portali online che mettono in contatto persone in cerca di un alloggio per brevi periodi come appunto Airbnb, ci siano stati 1.174 alloggi in provincia, di cui 326 nella sola Treviso. Di questi, molti non erano alloggi condivisi in quanto il 44,74 per cento era una stanza privata, ben il 54,60 per cento consisteva in un intero appartamento e soltanto lo 0,65 per cento consisteva in una stanza condivisa.

«Dall’idea di aiutare le famiglie in difficoltà ad arrotondare il proprio reddito – ha sostenuto Giovanni Cher, presidente provinciale di Federalberghi - da un’attività parziale della camera che non usano della propria casa si è passati a un mercato professionale non normato». Dall’indagine è emerso anche che spesso non si tratta di piccoli redditi, in quanto il 51,22 per cento degli annunci è pubblicato da “host”, proprietari, che gestiscono più di un alloggio. Inoltre, non si tratterebbe di attività occasionali in quanto il 70,31 per cento degli alloggi era in vendita per oltre sei mesi all’anno. Secondo Federalberghi, nella maggior parte dei casi, dunque, l’attività è un vero e proprio business; tali situazioni determinano un evidente squilibrio in termini di ricadute sul sistema economico derivante dalla situazione di irregolarità del sommerso.

A fatturati consistenti non corrispondono apporti equivalenti in termini di contributo all’erario e vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in maniera corretta le nuove forme di accoglienza. «Lungi da noi avere approcci pauperistici» ha dichiarato Alessandro Nucara, «non abbiamo nulla nei confronti di chi gestisce molti appartamenti. L’importante è farlo nel rispetto della legge, nel rispetto dei consumatori e rispettando la concorrenza reale sul mercato. Non farei una contrapposizione fra alberghi e non alberghi, ma fra chi lavora onestamente e chi no. Siccome è un sistema nuovo è bene che venga curato fin da subito».

Oltre alle questioni fiscali, emergono anche altre criticità. Il vice presidente trevigiano di Federalberghi, Federico Capraro, ha infatti sottolineato come debba essere posta l’attenzione anche sull’aspetto della sicurezza e della garanzia di qualità degli alloggi: «Questi aspetti vanno approfonditi perché stanno esplodendo. Ci sono molti immobili sfitti, e questa è una situazione per metterli a reddito ma è una soluzione che non segue le regole. Quindi, noi chiediamo che tutto si faccia alla luce del sole, rispettando le normative. Se si tratta di attività imprenditoriali devono allora rispondere alle regole delle attività imprenditoriali che vanno dai tributi alla sicurezza dei cittadini e di tutto il territorio».


 

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