Palomba, il miglior comunicatore 2017: Nordest, sei indietro

«Investitori a caccia: manifatturiero e Pmi fatevi conoscere Prosecco? Serve la squadra. Treviso? Manildo ok sul turismo»
TREVISO.
Auro Palomba, ci state facendo l’abitudine, a questi Oscar italiani. Dopo il premio nel 2016 come team, ora lei viene nominato miglior advisor per il 2017.


«Mi piace pensare che sia ancora una volta un premio a tutta la squadra che lavora con me. E che il premio sia un riconoscimento a un lavoro fatto con onestà, trasparenza, correttezza, passione e costanza. E non posso che ringraziare molto la giuria e Legalcommunity per il riconoscimento».


Community è un gruppo multidisciplinare con sedi a Milano, Treviso e Roma. Ma è nato a Treviso, nel 2001. Diciamo in... periferia.


«È il segno che se si lavora bene i risultati possono arrivare anche se non sei a Milano».


La rivincita della (presunta) periferia?


«Aiuta essere ancorati al territorio, anche se il Nordest non è ancora un campo esploratissimo, dal punto di vista della comunicazione della reputation management».


Ci sono problemi di storytelling, a Nordest. Clichè che si perpetuano. O è colpa del Nordest che non vuole raccontarsi bene, fino in fondo?


«Sicuramente pesa un’immagine stereotipata, i veneti che vanno solo dietro ai soldi, evasori e ignoranti. Facile, ma non veritiera, e qui hanno fatto danni anche tanti libri, film e icone, penso allo stesso “Schei” di Stella e a quel che ne è seguito. C’è l’esigenza di raccontare anche altro, nel mio campo penso a tante aziende all’avanguardia assoluta, che non si fanno affatto conoscere, o non lo fanno a sufficienza. Poi certo, resiste una tendenza a non mettersi in mostra, c’è poca voglia: incomprensibile, oggi»


Anche ora, che siamo passati dall’era del
paron
a quella dei manager?


«C’è ancora una visione errata, si pensa all’articolo sul giornale, alla fotografia: no, ci si deve far conoscere per farsi vedere da chi ti sta cercando, cliente, partner, investitore. Non passa giorno che un fondo straniero o altre grandi realtà mi chiedano di aziende manifatturiere dove investire. E qui ne siamo provvisti».


Manca l’incrocio?


«Già. E adesso c’è un’altra opportunità, per le Pmi che qui sono il tessuto del sistema produttivo: i Pir, piani individuali di Risparmio, che consentono di defiscalizzare fino a 30 mila euro per 5 anni».


Praterie sconfinate, qui a Nordest.


«Appunto. C’è l’esigenza di farsi vedere, di far conoscere, farsi proprio incrociare dalla finanza. Penso a tantissime aziende soldi, con numeri, valori, storie».


E la comunicazione del territorio, come procede? Lei è un esperto, si confida molto nella sfida del Prosecco per l’Unesco.


«Da tempo penso che il Prosecco si possa far conoscere ancora meglio: negli States, o in altre realtà, l’identificazione fra Treviso e Prosecco sarebbe naturale. Si sta facendo qualcosa, ma siamo indietro: manca ancora il concetto di squadra e di sistema».


E Treviso?


«Manildo ha investito nella valorizzazione turistica. Mostre, riqualificazioni, interventi: la città adesso ha indubbio
appeal
».


Lei vive in centro storico, e vien da fuori. Giudice imparziale: come si vive dentro le mura a Treviso?


«Per un milanese come me, sembra di essere sempre in vacanza. Ma negli ultimi 15-20 anni assisto a un peggioramento nell’educazione civica, e cito come esempio park selvaggio; nella qualità della vita in generale».


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