Era una notte che cantava

Le fanfare “istituzionali” e 60 concerti in tutto il territorio della provincia
Di Antonio Menegon

Chi, tra quanti hanno fatto la naja col cappello alpino in testa, non ha cantato almeno una volta "Era una notte che pioveva"? E chi non ha provato un sussulto di orgoglio quando la fanfara della Brigata faceva rimbombare le note dell'Inno di Mameli? I canti alpini, intonati sommessamente nelle camerate delle caserme o eseguiti magistralmente dalle formazioni corali alpine, sono una parte rilevante del carattere delle penne nere e l'Adunata del Piave, col suo ricco cartellone di musica scarpona, è lì a dimostrarlo.

Dall'11 al 14 maggio Treviso è la capitale della tradizione alpina e anche della musica alpina. Condivide questo titolo con tanti paesi e città della Marca che, in quei giorni, ospitano concerti corali nelle chiese, nei teatri e negli auditorium. D'altra parte, quando è in programma una manifestazione o una cerimonia delle penne nere, ogni Gruppo, dal più piccolo al più grande, ogni Sezione Ana, fa precedere l'evento ufficiale da una serata di cante alpine. L'Adunata di Treviso si caratterizza con una grande kermesse musicale che in tre giorni propone oltre 60 concerti sparsi sul territorio provinciale e in città (il programma completo è sul sito web dell'Adunata). Negli stessi giorni tutti i momenti istituzionali sono accompagnati dalle fanfare alpine: venerdì 12 maggio prestano servizio la prestigiosa Fanfara Militare della Brigata Alpina Julia di Udine, la Fanfara Alpina Sezionale di Palmanova, la Banda di Maser e la Banda di Pederobba. Sabato 13 maggio tocca alla Banda di Montebelluna accompagnare il labaro Ana, decorato con 216 medaglie d'oro, e i 4 vessilli delle Sezioni Ana della provincia di Treviso, dalla Chiesa di S. Nicolò al Teatro Comunale. Sabato sarà una Notte di note in giro per Treviso. E domenica 14 maggio tutte le fanfare sfileranno in corteo accompagnando gli alpini giunti a Treviso da tutta Italia e dall'estero. Negli oltre 60 concerti trevigiani, la canta alpina più famosa al mondo, "Signore delle Cime", verrà intonata e acclamata nei bis. Bepi De Marzi, direttore del coro "I Crodaioli" e compositore del celebre brano, non può che compiacersi.

"È un canto molto diffuso e amato - dice De Marzi - e sono felice di questo. Mi piace particolarmente quando viene cantato nelle osterie o alla fine della messa. L'ho sentito anche a un matrimonio e anche questo è molto bello".

Maestro De Marzi, le cante alpine possono servire ancora a trasmettere valori, oltre che emozioni?

"Gli alpini in armi non cantano più e in guerra non cantavano, come ebbe a dirmi Mario Rigoni Stern. Il canto è memoria, è ricordo, è un momento di insieme che diventa commozione collettiva che non trasmette ideali ma emozioni. E poi la frattura generazionale è ormai troppo grande".

Il canto alpino, dunque, è un po' come la naja, destinato a scomparire?

"Tutte le Sezioni Ana, molti Gruppi hanno il loro coro alpino e la tradizione è forte. Il canto a più voci è una raffinatezza difficile da trasmettere alle giovani generazioni. Bisogna andare nelle scuole elementari e medie, le superiori oramai sono perse, a piccoli gruppi di 4 voci e puntare sui testi semplici della poesia alpina da elaborare da parte degli studenti".

Cosa augura ai coristi che canteranno all’Adunata?

"La possibilità di esibirsi a un'adunata nazionale degli alpini è una bella soddisfazione. Mi auguro che la gente vada a sentire i cori cantare e soprattutto che gli alpini presenti all'adunata vadano a sentire i cori, anche perché così possono vivere momenti belli e commoventi. Però devo dire che la maggior parte degli alpini, all'adunata fanno di tutto anziché andare a sentire i cori... Un ultimo augurio: speriamo non cantino in inglese".

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