“Bella ciao” e accuse al governo Renzi

PIAN CANSIGLIO. Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro? «Una pagliaccia». Parola di Umberto Lorenzoni, presidente dell’Anpi di Treviso. «Oggi la parola non me la toglie nessuno, nemmeno il Presidente della Repubblica» avverte. E tuona: «Nessuna contorsione revisionista, nessun pagliaccio che ad un certo momento organizza manifestazioni insieme alla X Mas, come l’assessore regionale Donazzan, possono dire che il movimento partigiano non abbia fatto dell’Italia un Paese libero». Siamo all’annuale raduno dei partigiani di Belluno, Treviso e Pordenone in Pian Cansiglio. Gli ex resistenti - anzi ex proprio no, considerato il tenore della cerimonia – fanno memoria del 71° rastrellamento nazifascista. Poche ore prima, "i soliti fascistelli" li avevano provocati, facendo saltare l’impianto audio. Dall’altra parte delle Prealpi, a Valdobbiadene, si incontrano i fascisti di ieri e di oggi. Immaginarsi se davanti al monumento alla Resistenza di Augusto Murer l’Anpi di Treviso, Belluno e Pordenone non fa scattare la più dura reazione. Contro tutti. Anche contro Renzi, come quanto Lorenzoni afferma: «Le sue controriforme le aspettavano da 30 anni Gelli e Berlusconi». Ed ecco, a margine del raduno, materializzarsi 50 firme per il referendum abrogativo, promosso dall’Anpi. Ha provato ad obiettare Giacomo De Luca, ex sindaco di Fregona, Pd, ma lo stesso Lorenzoni lo ha tacitato. Proprio davanti all’area monumentale si era piazzato un gruppetto di partigiani d’oggi con uno striscione che recitava: il fazzoletto era ed è rosso, non tricolore. Lorenzoni coglie la provocazione e la rilancia. «Questo è un comizio in difesa della Costituzione» dice in premessa il leader dell’Anpi, poi parla di corruzione, evasione fiscale, disoccupazione giovanile che nessuno, fino ad oggi, è riuscito a fermare. Condanna il colpo di spugna contro l’articolo 18. Insiste ad alta voce perché si ridia ai cittadini il diritto-dovere di scegliersi i propri rappresentanti. Lo ascoltano una ventina di sindaci; Roberto Tonon, di Vittorio Veneto, aveva appena dato il benvenuto. Ci sono anche il segretario regionale del Pd, Roger De Menech, parlamentare, e Laura Puppato. Lorenzoni li vede è, anziché moderarsi, va giù ancora più pesante. «Le riforme di questo governo allontanano i cittadini. L’Italicum e la riforma del Senato sono controriforme». E via accusando. Per poi concludere: «Gli italiani escano dal silenzio e facciano sentire alta la loro voce nella difesa dei caratteri eccezionali della nostra carta costituzionale». Meno perentorio era stato il sindaco di Vittorio Veneto accogliendo il popolo della Resistenza, dopo l’omaggio ai caduti reso da un picchetto militare del 184° Rgt di Treviso, con la deposizione delle corone da parte di due simboli, Nino De Marchi e Giovanni Bortot. «È giusto che si continui con la preservazione della verità storica della Resistenza. La storia non è solo materia di studio ma essa ci guida, ci orienta nelle scelte quotidiane».
Per tutto il corteo, da Col Dar al monumento, il ritmo era stato dato dal canto di "Bella Ciao".
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