Trenta profughi abbandonati sul bus a Treviso

Odissea degli immigrati assegnati alla Marca. Vertice in prefettura  per smistarli. Alloggiati grazie a Coop, Unindustria e Caritas. Frenato in extremis un nuovo contingente
I profughi in stazione tra polfer e 118
I profughi in stazione tra polfer e 118

TREVISO. La Caritas, dopo aver accolto la gran parte dei profughi assegnati alla provincia di Treviso non aveva più nemmeno un letto, e i comuni hanno chiuso le porte. Così incredibilmente, per gli ultimi trentanove profughi assegnati alla Marca "casa" sono diventati un bus e un marciapiede. Succede a Treviso, nel giorno del Carnevale. Ma con gli scherzi questa storia non ha nulla a che fare.

I profughi arrivano lunedì in piena notte, passano in questura per il fotosegnalamento poi risalgono sulla corriera e partono. Destinazione? Nessuno lo sa, così l'ultima tappa di questo viaggio da disperati dura meno di tre chilometri, giusto la strada dalla Questura alla stazione dei treni. Ad accoglierli ci sono Polfer e sanitari del 118. Sembra una pausa, una tappa verso il centro di accoglienza o le strutture deputate a smistarli, invece le ore passano e la corriera resta ferma.

Profughi abbandonati in stazione, i sindaci fanno muro
Profughi in questura per l'identificazione

Agli stranieri viene negato anche il bagno fino all'alba, quando aprono le porte della stazione ferroviaria. Attorno a loro, ironia della sorte, man mano che passono le ore cominciano a passare maschere di carnevela di ogni tipo, famigli, ragazzini, adulti che corrono alla sfilata dei carri mascharati. Sembra che le istituzioni si siano diomenticati di loro perchè pasano le ore e nessuno muove un dito per dare una sistemazione, anche termporanea, agli immigrati.

La prefettura? Dopo due bandi alla caccia di istituzioni e privati disposti ad accogliere i profughi, e dopo aver vagliato l'ipotesi di alloggiarli in caserme (abbandonata forse frettolosamente) ha allargato le braccia: "Non c'è posto". E così hanno fatto i sindaci, anche quello di Treviso che dopo essersi fatti carico di alcuni profughi alla fine ha detto basta: "Serve una strategia diversa" ha detto il sindaco Manildo. Caritas? Con novanta posti occupati sui 95 a disposizione che chiesto la collaborazione dei comuni, ma ha ottenuto il silenzio.

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i profughi sul bus

Passano quasi 24 ore. Alla fine a risolvere il caso arrivano gli stessi immigrati, quelli della comunità marocchiina di Treviso che si rende disponibile ad accoglierli nelle sue stanze e nelle sale dell'associazione fino all'indomani mattina. Ad assisterli ci sono ancora gli uomini del 118, dell'associazione I-Care onlus e della Caritas che portano pasti caldi, vestiti e ritoro.

Dopo la notte, l'incontro in prefettura permette di smistarli tra comuni e associazioni nell'hinterland trevigiano grazie a strutture Unindustria, coop, e Caritas. Il referente della comunità marocchina, Abdallah Khezraji dopo quanto avvenuto  non è tenero e punta il dito sull'accoglienza: "inciviltà, sarebbe questo lo spirito cristiano?".

L'alba del giorno dopo si apre con un vertice in prefettura. In arrivo a Treviso altri 58 profughi. Il contingente, per ora, è stato frenato. Ma difficile sperare nell'azzeramento delle assegnazioni alla Marca. I nuovi immigrati dove andranno? Chi se ne farà carico? Come? Domande senza risposta.

 

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