Emergenza profughi. La diocesi: "Intervenga l'Europa"

"Servono politiche che garantiscano la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo, come pure un impegno diverso e condiviso in tutta Europa, che preveda il dispiegamento congiunto di mezzi e risorse utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste, oltre a politiche di immigrazione e asilo che diano priorità alla dignità delle persone". Queste la paroledella nota diramata dalla diocesi di Treviso dopo lo scoppiare dell'emergenza profughi e il caso, scandaloso, degli immigrati abbanndonati per un giorno su una corriera parcheggiata in stazione per l'impossibilità di trovar loro un'istituzione, un luogo, un'associazione disposta ad accoglierli.
La diocesi difende l'operato dela Caritas e rilancia il suo allarme: "Come Caritas, e dunque come chiesa diocesana, vorremmo impegnarci ulteriormente, e cercare ancora possibilità di accoglienza. Abbiamo accolto finora (dall’inverno 2014) 444 persone, 95 delle quali ancora presenti nelle strutture reperite da Caritas tarvisina. Dobbiamo riconoscere, tuttavia, con amarezza, che le nostre risorse sono limitate, comprese le risorse economiche, da subito impiegate, molto prima che fossero promulgati i bandi di gara e le convenzioni per l’accoglienza. Ad ogni nuovo arrivo di profughi abbiamo risposto all’appello. Ora temiamo di non riuscire proprio più a dare risposte".
"La comunità ecclesiale dispone di un numero limitato di strutture attrezzate per un’accoglienza dignitosa provvista di alcuni servizi minimali" continua ala Diocesi, "come per esempio i servizi igienici; è necessario poter contare, inoltre, su personale preparato a gestire la presenza e la vita quotidiana dei profughi".
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








