Banca Treviso, inchiesta per truffa

C’è nuova indagine per truffa aggravata in relazione alla cessione della Banca Treviso dalla Cassa di Risparmio di Ferrara alla Popolare di Marostica. Dopo la Procura di Vicenza si muove anche la magistratura di Ferrara: sono indagati gli ex direttori generali dei due istituti (Ferrara e Marostica) Giuseppe Grassano e Gianfranco Gasparotto. Secondo l’ipotesi d’accusa, per cui sono in corso verifiche da parte di procura, carabinieri e finanza di Ferrara, l’operazione di compravendita sarebbe stata sovrastimata nel valore di Banca Treviso, sulla base di un presunto accordo tra i due ex direttori generali.
Quella di Ferrara è un’inchiesta parallela a quella aperta a Vicenza per la quale l'ex direttore generale della Banca Popolare di Marostica, Gianfranco Gasparotto risulta unico indagato. Mentre nell’indagine di Ferrara condivide l’ipotesi di truffa aggravata con l’ex direttore generale Carife, Grassano.
Le due indagini hanno come minimo comune denominatore il prezzo pagato dalla Banca di Marostica alla partecipazione nella Banca di Treviso, venduta da Carife che ne era proprietaria (deteneva il 60% del capitale sociale) al prezzo di 38 milioni di euro. Un prezzo che secondo gli inquirenti potrebbe essere stato superiore a quello di mercato.
Ma ciò che non tornerebbe, sarebbero anche le cifre indicate nel bilancio, inferiori rispetto alla cifra di acquisto: l’acquisizione risale al 2010, mentre i presunti falsi sarebbero stati reiterati per un triennio, dal 2010 al 2012, perché sarebbe stata indicata la cifra più bassa. L’ipotesi di truffa, ricordiamo, è relativa al fatto che a Banca Marostica sarebbe stato fatto pagare un prezzo più alto del dovuto e che vi sarebbe stato un presunto accordo tra Gasparotto e Grassano per la compravendita di Banca Treviso ad un prezzo sovrastimato nel valore.
E a Treviso è pronta anche una class action da parte di un rilevante numero di azionisti di Banca di Treviso (assistiti dallo studio legale Lawyers Avvocati Sergio Calvetti e Vittore Martignon) che ha citato in giudizio Banca di Treviso. La prima udienza è già fissata: il procedimento si aprirà il 19 maggio. Il corpo del ricorso è ancora mantenuto sotto il più stretto riserbo, ma pare che gli azionisti puntino il dito contro azioni precise e circostanziate. Il cda di una banca, al momento della stesura del bilancio, secondo norma dovrebbe rispettare le allocazioni degli anni precedenti.
Ebbene, secondo le accuse, il socio di maggioranza Banca popolare di Marostica avrebbe cambiato indirizzo di alcune allocazioni per fare emergere delle perdite che avrebbero permesso di ridurre di un terzo il capitale della banca. Tutto ciò in vista della fusione: capitale più basso, costo più basso.
Un’equazione che però avrebbe danneggiato i soci di minoranza.(g.b.)
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