Addio Perini, partigiano e rugbista

Fu la staffetta più giovane d’Italia, poi i successi nella palla ovale

Se n’è andato Armando “Pancho” Perini, storica terza linea del primo scudetto del rugby trevigiano. Ottant’anni, da tempo era malato, la scorsa settimana l’ultimo ricovero all’ospedale Ca’ Foncello, dove domenica si è spento.

Perini era un autentico monumento del rugby trevigiano. Aveva cominciato a giocare nelle giovanili nel 1949, per poi vincere il primo scudetto con la Faema nella stagione ’55/’56. Giocava terza linea, ma se necessario veniva portato anche avanti in mischia a fare il pilone.

«Era un giocatore generosissimo», lo ricorda Gianpaolo Pavin, compagno di squadra nella Faema campione d’Italia, «è anche per questo che ha avuto una carriera costellata di infortuni. Ricordo che una volta tornammo da una trasferta in corriera e lui aveva il fegato quasi spappolato. Era uno che non si tirava mai indietro nei contrasti».

Pancho Perini ha continuato a giocare fino alla stagione ’67/’68 per poi ritirarsi. «Ma ha continuato a restare nel settore» lo ricorda il cugino Sandor Peron, anche lui compagno di squadra nella Faema scudettata. «Ha giocato per un po’ di tempo con il Vecio Rugby, ma la nostra è stata tutta una vita trascorsa insieme. Anche al lavoro eravamo soci».

Perini era infatti titolare di due negozi di abbigliamento, a Jesolo e in via Montello. Si chiamavano “Pepe” e sono stati chiusi nel 1999, quando è andato in pensione.

Ma la vita di Armando Perini era stata all’insegna della generosità fin da bambino.

Come ricorda Zeno Giuliato, l’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani, negli anni ’70 lo ha riconosciuto come il più giovane partigiano d’Italia.

Quando aveva solo dieci anni entrò infatti nella brigata “Italia Libera” come porta ordini. In bicicletta faceva da collegamento fra Treviso, Valdobbiadene, Quero e Vas. Con lui anche il cugino Sandor, di due anni più vecchio: «Eravamo dei bambini, nessuno ci fermava per controllarci», ricorda Sandor.

D’altra parte il sangue della famiglia Perini era partigiano. Lo zio Amerigo fu ucciso dai fascisti a Venezia e ancora oggi una targa lo ricorda vicino al teatro La Fenice; e anche il padre Armando fece parte della brigata “Italia Libera”.

“Pancho” Perini lascia la moglie Gabriella e i figli Manolo e Luca.

I funerali si terranno questo pomeriggio alle 15.15 nella chiesa del Sacro Cuore.

Federico Cipolla

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