Gli austriaci, il tesoro e il borgo

VITTORIO VENETO. Che alle origini della fortuna di borgo Brigola, ai piedi del Col Visentin, ci fosse un forziere pieno di monete d’oro perso per strada dagli austriaci è una cosa che sapevano in pochi, e solo come una leggenda. Invece è la verità: è stato Giovanni Carraro a provarlo. L’imprenditore-alpinista, noto per aver scritto recentemente due approfonditi volumi sui sentieri delle Prealpi, ha ritrovato il forziere ottocentesco nella vetrina del negozio dei discendenti di quel fortunato Antonio Balbinot che, comprando con l’oro i terreni e le proprietà, diede vita al borgo rurale dove per decenni interi si visse di pastorizia e attività agresti, nella migliore delle tradizioni prealpine. Oggi quel fantastico reperto è custodito a Oderzo: «Quando ho fatto vedere il forziere a uno dei pochi anziani nati e rimasti in quei borghi, l'emozione è stata forte», ha rivelato Carraro, raccontando una delle fasi finali della ricostruzione storica compiuta. «Gli austriaci a metà Ottocento persero quel tesoro per strada e chi lo ritrovò comprò terreni e creò borgo Brigola. Oggi purtroppo di quel versante pieno di famiglie dedite alla pastorizia non rimangono che paesi tristemente spopolati e sentieri dimenticati. Spero che la scoperta di questa storia possa aiutarci a far riscoprire questi angoli di paradiso».
La storia è stata quindi confermata dai discendenti di Balbinot oggi rimasti nel borgo, poco distante da Sella Fadalto, e del caso si è interessata anche la Rai, che ha preparato un servizio andato in onda ieri. Il settantacinquenne Orlando Beltramin è stato la fonte orale dalla quale è partita la ricerca di Carraro. La leggenda racconta che, durante l’occupazione austriaca, a metà Ottocento, le truppe erano solite transitare per le tortuose strade della Val Lapisina, facendo sosta nei vari borghi, come a Pié di Fadalto. Qui un giorno si fermò una guarnigione che aveva con sé un forziere postale. Quando la marcia riprese, il tesoro rimase lì. A scoprirlo fu Antonio Balbinot il quale, per proteggersi, lo nascose per qualche giorno nel letame. Aperta la cassa, ecco le monete d'oro con le quali comprare da ricche famiglie di città molti terreni della zona per far nascere borgo Brigola. Le fonti documentali confermano la vicenda: sulle mappe catastali conservate all'Archivio di Stato di Treviso a inizio Ottocento nella località ci sono solo alcune stalle, mentre qualche decennio più tardi compare la borgata.
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