Vini e grappe, la Russia è la nuova frontiera

VAZZOLA. L’export di vini e distillati guarda sempre di più alla Russia. Numeri alla mano, è la mossa per dare scacco alla crisi. In Italia, nel 2011, il consumo ha perso il 4% nella grande distribuzione, il 10% nella ristorazione. In Russia, è invece boom di vendite: nel 2011 sono aumentate del 134%. Tra chi è riuscito a sfondare ad est c’è Roberto Castagner, amministratore delegato dell’omonima distilleria di Vazzola e presidente dell’Accademia delle Grappe e Acquavite.
Perché un distillatore, oggi, dovrebbe puntare sulla Russia?
«Il mercato russo ci offre grande spazio. Dal 2010 al 2011 la grappa ha registrato una crescita del 134%, arrivando a superare le 120 mila bottiglie. È auspicabile che nei prossimi cinque anni si arrivi a superare il mezzo milione di bottiglie, risultato che potrebbe generare alle distillerie italiane un fatturato di oltre sette milioni di euro».
Di recente lei ha partecipato a due testing a Mosca e San Pietroburgo. Che riscontri ha avuto dagli assaggiatori locali?
«Le grappe italiane hanno senza dubbio superato i cugini francesi nel numero di tasting effettuati, segno di maggior curiosità, interesse e quindi gradimento dei russi nei confronti del made in Italy».
Quali sono stati i prodotti più apprezzati?
«Chardonnay, moscato ed amarone, ma grande interesse si è evidenziato anche per le grappe lungamente affinate in barrique con invecchiamento di 7/12 anni».
Lei su cosa punta per conquistare i russi?
«Loro hanno un sistema digestivo diverso dal nostro. Per questo abbiamo studiato una grappa particolare, più leggera nel gusto rispetto a quella che si degusta in Italia ma altrettanto profumata ed elegante: è nata la vodka d’uva».
Perché la vodka d’uva dovrebbe sfondare nel mercato russo?
«Perché marca l’inizio di un percorso di cultura del degustare, superando il tradizionale approccio con la vodka che, non avendo profumi, tende a essere consumata senza tante cerimonie. Non dimentichiamo che le autorità russe hanno accolto con favore i prodotti italiani, perché puntiamo sulla qualità di ciò che si degusta, e non sulla quantità».
Oltre alla vodka, cosa va forte a Mosca?
«Oggi il cognac rappresenta, dopo la vodka, il distillato più conosciuto e apprezzato in Russia. I cognac presenti sono tutti di grande prestigio e si collocano su una fascia di prezzo alta, per un mercato che solo in Russia vale circa cinque milioni di bottiglie».
Un imprenditore ce la può fare da solo? Cosa serve a livello istituzionale?
«Ce la faremo se, oltre alle bottiglie, sapremo esportare anche la nostra cultura e informazione».
Andrea De Polo
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