Zatta: «Subire una rimonta così non va bene serve un esame di coscienza e poi ripartiamo»

«Paura di vincere? Spero di no, loro ci hanno sempre creduto, hanno lottato fino alla fine. Noi paghiamo errori banali»



Arriverà anche il giorno in cui vedremo il Benetton arrancare, andare sotto, dare l’impressione che l’altra squadra sia più forte, ma poi tornare a casa con la vittoria lasciando gli avversari a recriminare. Per il momento sta succedendo il contrario. In Champions magari di velleità ce ne sono poche però i punti scialati in Pro 14, dove i Leoni hanno potenzialità da playoff, bruciano di più. Il Cardiff era ampiamente alla portata, sul 28-17 qualcosa si è rotto, troppi placcaggi rotti dai gallesi, è arrivato un break di 0-14 ed amen. «Prima della partita sapevamo che loro avrebbero utilizzato gli internazionali», ha detto John Mulvihill, coach australiano dei Blues, «ma noi eravamo venuti a Treviso con un piano di gioco semplice: pensavamo che, avessimo resistito abbastanza a lungo, il Benetton si sarebbe disunito. Non credo che i loro giocatori pensassero che avremmo avuto una tale intensità, è proprio questo che ci ha fatto superare i nostri limiti». In casa Benetton si cerca di dissimulare la delusione. Certo che vedersi ripetutamente sfuggire i 5 punti per un nonnulla, e nel modo che sappiamo, non fa per niente bene al morale di un Benetton che non riesce a fare buon rugby per 80 minuti. «Era una partita che si doveva vincere», sentenzia il presidente Amerino Zatta, «dobbiamo farci un approfondito esame di coscienza, gare così non si possono perdere, fa male. Anche se Cardiff ha dimostrato di essere una buona squadra, compatta, ci hanno sempre creduto: nulla da dire. Siamo noi a doverci rimproverare qualcosa, pensiamo a cosa abbiamo sbagliato e cerchiamo di non ripetere gli errori».

Forse non si tratta nemmeno di un calo fisico, la squadra prima di subire l’ultima meta stava attaccando.

«Sono d’accordo ma il rugby è questo, loro hanno avuto più possesso, sempre convinti di potercela fare».

Vi è venuto il braccino corto: insomma paura di vincere?

«Spero di no, certo però che non possiamo arrivare ai minuti conclusivi con un vantaggio così risicato. Cardiff ha messo dentro tutto, anche i calci, noi ne abbiamo falliti tre e queste cose alla fine le paghi».

L’anno scorso queste partite le vincevate quasi tutte: ora sapete quanto sia dura confermarvi ad alto livello.

«Vero, però con tante partite ancora da giocare noi dobbiamo continuare a crederci. Naturale che sia difficile, il distacco dalle prime aumenta».

Il pubblico stavolta ha superato le 4 mila presenze.

«Bene, stavolta nulla da dire: auspico ci sia sempre questo tipo di risposta».

A che punto è il secondo stralcio del progetto di ristrutturazione dello stadio?

«Stiamo andando avanti: una tempistica vera e propria ancora non c’è, stiamo comunque lavorando come previsto per la messa a punto del Monigo. Diciamo che oggi non è questo il nostro problema principale: la squadra deve fare un esame approfondito sulle cause di queste rimonte subite, avendo sempre un senso di appartenenza. E soprattutto non mollare mai». —



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