Prosecco Doc riscrive la storia del volley: è il club con più scudetti dell’era playoff
La squadra gialloblù supera il primato della Foppapedretti Bergamo di Piccinini, mettendo a curriculum un nuovo primato. Nel mirino resta Ravenna, tuttora il club più titolato d’Italia, dominatore una quarantina di anni fa

Vincere è sempre difficile, ripetersi lo è ancora di più. Il nono scudetto di Conegliano, ottavo consecutivo, è arrivato mettendo un altro timbro negli annali del volley. Da quando esistono i playoff, ovvero dal 1983/84, il club gialloblù è quello che ha alzato più volte il tricolore.
La Teodora Ravenna, che aveva vinto già tre titoli con la vecchia formula del girone unico, e la Foppapedretti Bergamo sono infatti a quota otto scudetti assegnati col tabellone della post season. La formazione romagnola aveva vinto 59 gare su 68, quella lombarda 61 su 73, le pantere sono arrivate a 61 su 70, senza perdere nemmeno una partita ai quarti e – altro record – appena due in semifinale.
Il successo di quest’anno, il quinto arrivato in quattro gare, ricalca esattamente la sequenza del primo tricolore di dieci anni fa, evocato dalla curva sud del Palaverde con lo striscione esposto domenica. L’unica sconfitta è arrivata in gara 3, ad opera dei due club, Piacenza e il Vero Volley, che contano il maggior numero di successi (4) in gare di finale contro Conegliano. Dal punto di vista più strettamente statistico emergono due dati su tutti dai tabellini della stagione. I punti chiave sono, come hanno confermato le sfide con Milano, il servizio e il muro.
Detto che il roster ha registrato appena sei novità rispetto all’anno scorso, il gioco delle pantere ha mantenuto il medesimo livello di rendimento nella ricezione restando sul 55% di positiva e intorno al 32, 5% con la perfetta. Spiccano in questo fondamentale Gabi e De Gennaro, che poi hanno aggiunto anche un grande lavoro in fase difensiva. È rimasto stabile anche il livello dell’attacco, sempre superiore al 47% di positività. Quel che è cambiato riguarda il servizio e, soprattutto, il muro. La battuta, che storicamente non è mai stata uno dei punti di forza di Conegliano, ha fatto un leggero passo indietro rispetto all’anno scorso. È aumentato il numero di errori diretti (da 8, 3 a 10, 2 a partita) ed è leggermente calata la media degli aces (da 4, 5 a 3, 7 a gara). Il risvolto della medaglia, dovuto anche alla scelta di orientamento del servizio, è una crescita ulteriore del muro, che invece è sempre stata una colonna portante per le vittorie delle pantere.
Da poco più di 8 punti a gara si è arrivati a 8,3. Pochi decimali sono apparentemente poco significativi, ma portano con sé l’enorme quantità di tocchi e rigiocate che hanno costituito la base per l’esemplare fase break. Rispetto all’anno scorso ci sono stati leggere variazioni nella distribuzione dei palloni alle attaccanti: sono cresciuti di tre punti percentuali (dal 46 al 49% del totale) quelli arrivati alle schiacciatrici, mentre sono diminuiti di un paio quelli a disposizione di opposto e centrali, arrivati rispettivamente al 32% e al 18%.
Nello sguardo all’indietro alla stagione, che culminerà tra una decina di giorni con la Final Four di Champions League ad Istanbul va considerato anche il fattore infortuni e assenze: a turno, per periodi e motivi diversi, sono mancate Fahr, Zhu, Gabi, Chirichella, Lubian, Munarini, per citare solo le indisponibilità più prolungate. La gestione delle forze, considerando anche l’incidenza per molte giocatrici di un’intensa estate 2025 fatta di Vnl e Mondiale, è stata fondamentale, aggiustando di volta in volta i sestetti in base al calendario e alle avversarie. Non sono un record, ma le 25 formazioni differenti usate da Santarelli danno l’idea di quanto accorta (raramente obbligata) sia stata la scelta di chi far scendere in campo.
Haak e Wolosz hanno saltato solo 3 partite a testa, De Gennaro 6, ma anche chi partiva in genere dalla panchina (Adigwe e Daalderop) ha collezionato più di 40 presenze, a conferma dell’importanza di tutto il gruppo. Intanto si festeggia, per la quarta volta fuori casa, dopo aver inondato di prosecco i campi di Novara nel 2021, dello stesso Vero Volley (a Monza) nel 2022 e di Scandicci nel 2024.
È un’abitudine alla quale nessuno vuole rinunciare. Superata Bergamo nell’albo d’oro dello scudetto, nel mirino resta Ravenna, tuttora il club più titolato d’Italia, dominatore una quarantina di anni fa, quando quasi tutti gli attuali protagonisti del club gialloblù non erano nemmeno nati.
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