Vendrame in rampa di lancio «Sogno il finale dell’Amstel»

È il pro’ trevigiano più in vista: il santaluciese ha firmato per la francese Ag2r «Bardet? Un leader che ti mette a tuo agio. Il World Tour? Sono in un’azienda»



È il pro’ in rampa di lancio, dal 2020 esordisce nel World Tour con la francese Ag2r. Prima di prendere confidenza con la Serie A del pedale, ci sono i premi da ritirare. Andrea Vendrame s’è meritato l’Oscar Tuttobici - unico trevigiano celebrato dalla rivista milanese - quale migliore U25 italiano: «Ho corso dall’Amissa Bongo in gennaio al Lombardia, ho chiuso l’anno fra i primi 100 al mondo. Un segno l’ho lasciato». E ora, accanto a Bardet, vuole alzare l’asticella.

Vendrame, cosa s’aspetta dal World Tour?

«Un’idea me la sono fatta nei primi quattro giorni di ritiro sulle Alpi francesi. Ho subito percepito il cambiamento: l’Androni era una famiglia, invece ora è come avere attorno un’azienda. Mi ha colpito l’organizzazione. Un piccolo esempio, per capire: se prima facevo riferimento a tre diesse, ora ne ho nove. E poi, c’è la segreteria, chi ti predispone i viaggi… Altro budget, ma i tre anni all’Androni sono stati fondamentali per fare il salto».

Sul piano personale?

«Sarà un anno decisivo. Vorrei capire le mie potenzialità nelle classiche e, nel contempo, punterò a vincere una tappa al Giro. Di sicuro, la nuova esperienza mi permetterà di crescere ancora a livello fisico, acquisendo più consapevolezza nei miei mezzi».

Il primo impatto con il leader Bardet?

«Molto tranquillo, ti mette a tuo agio. E se faremo assieme il Giro, cercherò di dargli consigli. Magari lo accompagnerò nella ricognizione della crono del Prosecco».

Programmi già definiti?

«Inizierò in gennaio dal Down Under, in Australia. Poi Laigueglia, semiclassiche in Francia, Tirreno, Sanremo, Freccia, Amstel. Tour of the Alps e Giro. Alla corsa rosa, avrò carta bianca per le tappe mosse, mentre Bardet potrà contare sui suoi uomini. Molto dipenderà da me. Ma dovrebbe filare così. Dal 9 al 20 dicembre, ci sarà un secondo ritiro a Gandia, in Spagna».

La corsa dei sogni?

«Senza dubbio, l’Amstel. Quel finale mi è sempre piaciuto. E poi, l’ha vinta Gilbert: il mio idolo».

Se la cava con il francese?

«Prendo lezioni private. Con la ripresa degli allenamenti, però, ho dovuto ridurre a due volte la settimana. Per sicurezza, scaricherò anche un’App».

Ripercorre il 2019?

«La soddisfazione più bella è stata il Tro-Bro Léon. Facile indicare come momento più difficile il problema meccanico nella tappa al Giro di San Martino di Castrozza (si piazzò secondo, ndr), ma la delusione vera è coincisa con la mancata partecipazione al Mondiale. Ringrazio il cittì Cassani per avermi incluso nella “lista allargata”, ci ho sperato fino alla fine. Nel 2020, il percorso in Svizzera sarà duro. Proverò a guadagnarmi l’Europeo».

Vacanze?

«Una settimana a Zanzibar. Immersioni, delfini, atolli. E la bici lontanissima». —



Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso