Vazzoler: «La De’ Longhi non molla mai nel secondo tempo ha riacceso la luce»

Dopo l’impresa con Reggio il presidente esalta la squadra: «Abbiamo imparato la lezione di Trieste, ora sotto con Cantù»
guerretta agenzia foto film villorba treviso basket -reggio emilia in foto parks
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Come possono accadere simili metamorfosi? Come può la De’Longhi contro Reggio aver giocato così male nel primo tempo e così bene nel secondo? Le stesse domande, a parti invertite, che tutti si facevamo dopo Trieste. La pallacanestro è sport razionale ma anche emozionale, a volte basta poco per far scattare la scintilla o il blackout. Il paragone con la sconfitta della domenica precedente è inevitabile, l’analisi è del presidente Paolo Vazzoler. «Avete fatto l‘esatta fotografia: sopra di 19 non abbiamo vinto, sotto di 20 non abbiamo perso. È vero che al Palaverde non c’erano assenti, ma non tutti stavano bene, eppure chi è entrato in campo ha dato forza ed energia. Molto debole l’impatto nei primi due quarti e bellissimo il cambio di rotta della ripresa, che credo nessuno si aspettasse, che ha così emozionato il pubblico. Non so in quanti credevano potesse succedere».

In questi sette anni eravamo abituati semmai a vedervi avanti di 20, non sotto.

«Quest’anno è tutto diverso dalla A/2. In classifica siamo 6-6 ed il 50% è una bella media; e quando abbiamo perso, a parte con Milano, che poi purtroppo ha lasciato punti qua e là, abbiamo sempre rischiato di vincere. Godiamoci comunque l’atteggiamento dei ragazzi, che si sono ricordati di quella scritta a Sant’Antonino: Never give up, non mollare mai. E lo si è visto domenica».

Cosa o chi ha acceso la scintilla?

«Non la porti a casa con uno solo, preferisco pensare alla coscienza di tutta la squadra, che nell’intervallo ha ripensato al programma preparato in settimana: pur senza tre giocatori Menetti certo non pensava di perdere a Trieste, aveva lavorato a lungo nella testa dei suoi. Voglio dire: Parks, che ha preso coraggio da se stesso (ma si è slogato una caviglia ndr), e Nikolic non hanno giocato bene solo nel finale, tutti hanno fatto il loro, solo che Reggio all’inizio non sbagliava mai e noi eravamo molli in difesa. Poi abbiamo riacceso la luce».

Sono queste le vittorie che possono girare una stagione.

«È solo un altro passo avanti. Come quello fatto a Roma, poi però abbiamo perso a Trieste, per cui ogni gara è come una finale. Le lezioni le prendi e da queste impari, a Trieste è stata una bella sberla, con Reggio invece una bella pacca sulle spalle».

Ieri sera avete pure ricevuto il premio dal Panathlon, per non parlare della festa di Natale di stasera.

«Ci aggiungo il Reverberi che ritirerò a febbraio: è il completamento della prima parte del nostro percorso, con la promozione in A. Il premio del Panathlon lo considero quello della città di Treviso, mi fa particolarmente piacere perché sono un panathleta e conosco bene i valori di questo club. Bene che abbiano premiato la società che rappresento, non solo la prima squadra ma anche ciò che ci sta dietro: meravigliosa la festa del settore giovanile. E poi faremo una festa di Natale molto felici: al coach ho ricordato che Natale arriva dopo Cantù, quindi vorrei essere felice anche il 25 dicembre. Allora dico: concentriamoci solo sulla prossima partita, a noi non è permesso mollare. Direi che l’hanno capito tutti, americani compresi: capite che significa scegliere anche delle persone, oltre che i giocatori?».

Una curiosità: l’Imoco e Treviso Basket sono nati nello stesso anno, il 2012.

«Vero. La differenza è che loro sono partiti dal rifugio Margherita sul monte Bianco, noi da Cuneo, per dire che il percorso è stato molto differente. Ho mandato un messaggio ai due Piero (Garbellotto e Maschio, i presidenti ndr), naturalmente ho fatto loro i complimenti: ciò che hanno fatto è semplicemente fantastico. Più bella quasi la semifinale col Vakifbank che la finale, dove sono stati strepitosamente forti. Campioni del mondo non è una cosa mica da poco. Davvero grandissime». —



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