Treviso calcio: dalla serie A all’inferno, fino al ritorno nel calcio che conta

Dalla Serie A al doppio fallimento, fino alle umiliazioni tra campi chiusi e sconfitte record. Il lungo viaggio dei biancocelesti tra caos societario e rinascita

Massimo Guerretta
Il Treviso calcio è tornato in serie C
Il Treviso calcio è tornato in serie C

 

“Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”. Eh, in effetti di tempo ne è passato, l’oblio dietro l’angolo, i ricordi ormai affievoliti. Tredici anni d’assenza dal calcio che conta paiono un’eternità.

Di più, a raccontare il romanzo di sofferenze vissuto da chi ha mezzo cuore tatuato di biancoceleste: una sorta di supplizio di Tantalo che sembrava non finire mai.

L’inizio della caduta

Le ricorrenze sono dietro l’angolo. Vent’anni fa esatti (più o meno, era il 9 aprile) il Treviso retrocedeva matematicamente dalla Serie A, con il 3-1 subito a Messina. E dopo il fallimento Setten (11 luglio 2009), un ripescaggio dall’Eccellenza, la vittoria del D e della Seconda Divisione (la vecchia C2) e il salto successivo in C1 (era il Treviso di Torromino-Perna-Ferretti) il futuro appariva di nuovo roseo. Appariva.

L’esclusione dai professionisti sembra dietro l’angolo ma arriva un primo salvataggio in extremis. Solo un’agonia, per una stagione (il 2012-13) che definire travagliata è poco, tra cambi in panchina (Maurizi-Ruotolo-Bosi) e caos societario (dopo Corvezzo spunta la All Sport con Santoro e Corrado) la squadra precipita, il notaio timbra prima la retrocessione e poi l’esclusione dal calcio professionistico.

Giù fino a promozione

E fin qui, per carità, ci può stare. Casi della vita. Peggio, davvero peggio, sarebbe sparire. Però con due fallimenti sul groppone non è che si possono auspicare tappeti rossi. Chi si fida più del Treviso? Che riparta dalla Promozione.

Una macchia nera, nerissima, che almeno dura un anno solo. Eccellenza. Ci prova Paolo Pini, primo salvatore, con Bruno Gemin.

Poi l’imprenditore del solare Tiziano Nardin. Siamo nel 2016-17. I più attenti ricorderanno il presidente picchiato da un manipolo di ultras a Silea, i giocatori non pagati, le trattative notturne per svincolare i tesserati e farne arrivare altri. Altri nomi per condurre il Treviso? Il ferrarese Vissoli, il mantovano Dondi. Bel caos, bravo chi ci capisce qualcosa.

Sconfitti 1-10

Ma i tesserati? Mancano. Così per tre giornate il Treviso nemmeno si presenta in campo. Il Tenni d’altronde ha i sigilli, visto che nessuno paga il canone da mesi... La partita successiva si gioca, a Giavera. Treviso-Sandonà finisce 1-10. Non è un errore di stampa. Si gioca solo per evitare l’esclusione a torneo in corso, visto che nemmeno i campi d’allenamento sono disponibili. Nel contorno, rissa tra procuratori e tifosi, dirigenti che non si parlano tra loro, Ca’ Sugana furibonda.

È il febbraio 2017. Penultimi, si retrocede in Promozione. Il punto più basso possibile? Se la gioca con quanto accadrà dopo: società ceduta a Visentin che sì, vince la Coppa (e quindi torna in Eccellenza) ma l’anno successivo (novembre 2018) altra cessione societaria al celeberrimo Atlantis, sede a Londra. Capirai… Altre porte girevoli, giocatori che vanno e che vengono, chi ci capisce qualcosa è bravo… Una montagna di sconfitte consecutive, Tenni invaso dal guano, il sindaco Conte che caccia tutti.

Scava che ti passa

Il top nell’aprile 2019: a Silea porte troppo basse, serve l’intervento di qualche volontario per scavare una piccola canaletta. Sì, è lo stesso club che 13 anni prima fermava la Juve di Nedved, Ibra e Vieira sullo 0-0 al Tenni… Retrocessione quasi dignitosa per chi era in campo, fuori invece la “faccenda calcio” era diventata insopportabile. Il tackle della politica era già partito, da oltre metacampo: fondata la Treviso Academy, creato il consorzio “Treviso siamo Noi”, Gigi Sandri mette la matricola del “suo” Nervesa per evitare la cancellazione. Pericolo scampato, grazie anche al ritorno di chi ha la trevigianità dentro. Un campionato di Promozione interrotto dal Covid, poi il ripescaggio in Eccellenza.

Maneggiare con cura

Il resto è storia del giorni nostri, con il salto in D e il triplice assalto ai pro. Il monito, a Botter e soci e chi ci sarà con loro, è di maneggiare con cura, come per quei doni preziosi, quella “squadra piccola e gentile” come la cantava Red Canzian che ha avuto “coraggio e fiuto quando sembrava tutto perduto”, come fanno i Quarto Profilo. Questo, dalle nostre parti, è ciò che si dice tifare Treviso.

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