«Sono Bandiera, quello che va a lavorare»

Calcio e bella vita? No. Ufficio al mattino, poi Treviso e Caterina
FACCIO LEGNA. Cosi definisce il suo lavoro a centrocampo Andrea Bandiera pronto a mazzolare in interdizione (sinistra) ma anche ad essere mazzolato dagli avversari in fase di costruzione e attacco (sopra)
FACCIO LEGNA. Cosi definisce il suo lavoro a centrocampo Andrea Bandiera pronto a mazzolare in interdizione (sinistra) ma anche ad essere mazzolato dagli avversari in fase di costruzione e attacco (sopra)
 Una volta si diceva: sempre meglio fare il giornalista che andare a lavorare. Poi sono arrivati Vieri, Ronaldo, gli Inzaghi, Ronaldinho, Adriano, le veline, le letterine, le schedine. E il detto è cambiato: molto meglio fare il calciatore. In serie A, ma anche, per imitazione, in B, C, D... Per questo fa specie scoprire che c'è un giocatore del Treviso che, di mattina, ha un lavoro vero. Si tratta di Andrea Bandiera, l'assist-man della vittoria con il Rovigo. 25 anni ancora da compiere (e non li dimostra), con una faccia allegra e sana da Ragazzi del Muretto, è l'unico della squadra biancoceleste ad avere un impiego alternativo al calcio. Certo, non sta al tornio o in ferriera, ma alla scrivania sì. Per quattro ore al giorno. Con sveglia che suona alle 7, nella casa di Istrana dove vive con la famiglia.
 Bandiera, che fa, è matto? Davvero lavora?
 «Il lavoro ce l'avevo ancora prima. Ho trovato una ditta che vende ricambi per macchinari industriali alla quale serviva un impiegato part-time. Così nel maggio dello scorso anno ho iniziato a lavorare al mattino, facendo coincidere il tutto con gli allenamenti al pomeriggio».
 E tutta la favola dei calciatori e le veline, le bollette pagate dalla società perchè "neanche quello sanno fare sti benedetti ragazzi"?
 «Non è la mia storia. Ma, in serie D, neanche quella di tanti altri calciatori. Due anni fa, quando giocavo nell'Union Quinto, erano quasi tutti come me. Credo che di questi tempi un posto di lavoro che resti oltre il calcio, sia una cosa da tenere finchè si può. Prima ancora ho lavorato in ufficio per Tnt. Quanto alle ragazze da discoteca, non sono il mio genere».
 Niente veline?
 «La mia morosa, Caterina, è bellissima, ma lavora. E' laureata in Scienze Motorie, istruttrice in una palestra, personal trainer. Si è occupata della mia preparazione estiva. Devo ringraziare lei se mi sono fatto trovare subito pronto. Inoltre ama il calcio. E non è poco».
 Ma in discoteca non ci andate? La nottata lunga non la fate mai? Insomma, Ronaldinho non le ha insegnato nulla su come si fa... il calciatore?
 «In discoteca non mi vedono da anni. L'ultima volta che ho ballato è stato un anno fa, al compleanno di un'amica di Caterina. Non sono il tipo da tatuaggi e bella vita. E ho il difetto di aver sempre pensato al... poi. Io credo che sia meglio così».
 In fondo, però, lei ha rischiato di diventare uno di quelli che finiscono ai grandi livelli...
 «Ho giocato in C/2 a Mezzocorona e a Portogruaro, forse avrei potuto. Ma ho preso delle sonore scottature da procuratori e affini, evidentemente pensavo che il mondo del calcio fosse abitato da galantuomini. Ho imparato a viaggiare più basso e a pensare al futuro. Il calcio è una cosa bella: la faccio divertendomi e mi dà anche uno stipendio. Sono giovane, sano, posso dare ancora molto, non mi costa grande fatica. Che vuoi chiedere di più? La mia giornata è divisa in tre parti tutte compatibili tra di loro: al mattino vado al lavoro, il pomeriggio vado ad allenarmi, la sera sto con la mia ragazza e, se possiamo, ci guardiamo una bella trasmissione o un bel film in tivù. Triste? Non mi pare proprio: io sono davvero contento di come sto, senza tatuaggi eccetera. Gli altri è giusto che seguano il loro istinto: non siamo fatti tutti uguali, noi calciatori».
 Ha un compagno di squadra preferito?
 «No, se non per vicinanza di armadietto e ruolo. Quindi De Mattia e Paoli, ma anche Ferronato, che è un esempio per tutti in campo e fuori. Quadrato come me? Un po', ma lui è un esempio anche per i giovani più esuberanti...».
 Ovvero?
 «Ferretti e Torromino su tutti: sono quelli che "fanno spogliatoio", che la buttano sempre in allegria».
 Il mister Zanin invece...
 «Sempre sul pezzo. Se siamo avanti è merito suo. Tecnicamente e tatticamente preparato, sa lanciare i messaggi giusti. In allenamento ti ricorda sempre che non ti viene regalato niente e che anche gli altri giocano a calcio. Prepara bene la partita, chiarisce tutto».
 Centrocampista. Fa gli assist vincenti, come domenica. Ma nel Treviso non hai ancora segnato.
 «Ho un po' di testa, sono un corridore. Faccio legna: il gol, se vorrà venire...»

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