Pietrobon spintona Ferri lo zalfino escluso dal Giro

CASTELFRANCO. La Var è legge spietata con cui il ciclismo sta imparando ormai a fare i conti. E se hai pure la telecamera puntata addosso, commettere una scorrettezza diventa doppiamente sciocco. L’ultimo caso in ordine di tempo arriva dal Giro Under 23 e tocca da vicino la Zalf, costretta venerdì sera a ingoiare il rospo dell’espulsione di Andrea Pietrobon. Terzultima tappa tutta trentina, Dimaro-Levico Terme. Manca una decina di chilometri, il misfatto nelle prime 10 posizioni del gruppo.

Duellanti: da una parte gli zalfini Pietrobon e Gregorio Ferri, dall’altra il russo Petr Rinukov. Un battibecco come tanti, ma che oltrepassa i paletti regolamentari e costa carissimo. Il 20enne bellunese leva una mano dal manubrio - atto considerato gravissimo - per spintonare il collega, il 22enne bolognese rifila una spallata. Tutto sembrava però risolto, dopo un chiarimento a fine tappa. In tarda serata, tuttavia, la revisione delle immagini non lascia scampo ai due ragazzi: Pietrobon viene cacciato dalla giuria, Ferri se la cava con un’ammenda (stessa sorte per Rinukov). Una botta dura per la compagine castellana. Complici i contemporanei abbandoni di Riccardo Verza (virus intestinale e postumi della caduta sullo sterrato di Gaiole) ed Enrico Zanoncello (39 di febbre), la formazione di Luciano Rui s’è ritrovata costretta a prendere il via ieri della penultima tappa Rosà-Falcade con solo tre elementi: Aldo Caiati, Edoardo Faresin e il già citato Ferri.

Oggi si può giocare ancora la carta dell’epilogo in quota sul Fedaia, ma il morale non è giocoforza dei migliori (ieri successo parziale di Nicola Venchiarutti del Team Friuli, a segno alla Popolarissima 2019 e secondo squillo italiano del Giro baby numero 41; sempre in maglia rosa il colombiano Ardila, avviato al trionfo finale). «Purtroppo sono cose che non dovrebbero mai accadere, ma che fanno parte di questo sport», attacca il team manager Luciano Rui, «Quando abbiamo visto alla tv l’episodio, abbiamo chiesto subito a Gregorio e Andrea cosa fosse successo ed entrambi hanno spiegato che era stato frutto di un’incomprensione con il russo e che tutto era già stato chiarito. Sono atleti irreprensibili, corretti e rispettosi, ma a Levico hanno sbagliato. Per quanto non volessero creare situazioni di pericolo».

Pietrobon, atteso all’attacco sulle strade bellunesi, recita il mea culpa: «Ci stavamo riorganizzando per riprendere la fuga e c’è stato un fraintendimento con Rinukov. Il mio è stato un gesto di stizza, nulla di volontario o premeditato».

Pro’, Giro di Slovenia. Sempre in gran spolvero Andrea Vendrame (Androni), che promette bene, quinto nella quarta tappa vinta da Giovanni Visconti. —

Mattia Toffoletto

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