Leoni, viaggio dentro la crisi E il turnover non funziona più

Un terzo dell’annata: due solo vittorie, almeno 12 punti gettati, giocatori sottotono La “felice rotazione” è solo un ricordo. Pavanello: «Pesano mondiali e infortuni»

TREVISO. Dieci partite, otto sconfitte. E dire che cinque di queste fossero evitabilissime non è un ’eresia.

Un terzo del cammino già superato, per i Leoni, e il bilancio è tanto amaro quanto inatteso. Le felici premesse dello scorsa stagione si sono subito infrante sulla realtà di avversari più solidi e preparati, ma già il precampionato a ben vedere aveva detto che qualcosa non tornava, nei meccanismi interni alla Ghirada e in un approccio troppo sotf del gruppo.

«Mancano punti ampiamente alla portat (diciamo 12? ndr)a, e nessuno pensava avessimo tutte questa difficoltà a far risultato», ammette il ds Antonio Pavanello, «ma voglio essere positivo, sabato c’è l’occasione di vincere davanti al nostro pubblico, per una formazione attrezzata, con chi negli ultimi tempi ha dimostrato di aver voglia di cogliere le opportunità concesse, mentre altri non lo hanno fatto». Parole molto pesanti, e non solo perché fanno capire che società e staff ammettono implicitamente il rendimento deludente di molti giocatori.

La dichiarazione del direttore sportivo conferma poi una sensazione nell’aria da alcune settimane. E cioè li fallimento del turnover, almeno nel modello della passata stagione, quandosi la rotazione interna dei Leoni fra campo, panca e tribuna si era rivelato l’arma in più, felice alchimia di spogliatoio. Adesso sembrano proprio profilarsi un XV di “più titolari”, ad alto tasso di giocatori di formazione straniera (fino a 10 o 11 giocatori su 15), ed uno di “più riserve”, dove non pochi sono però Leoni su cui lo staff invece puntava e si attendeva di più. Il primo è quello che ha giocato contro Northampton eCardiff, il secondo quello di Lione.

Esempi? Fra le note liete, sabato è piaciuto molto Sarto, mentre continua ad impressionare per determinazione e presenza fisica Cannone. Più corposa, com’è facile immaginare, la lista delle delusioni....

«Purtroppo i mondiali, alcuni infortuni “pesanti” hanno condizionato il lavoro, e poi in campo magari finisce inevitabilmente per giocare chi ha lavorato poco assieme», continua Pavanello, «Non vuol essere un alibi , ma rispetto all’anno precedente questo pesa. E alcune scelte andranno ora ricalibrate».

Come dire che c’è chi dovrà riguadagnarsi il campo dalla tribuna. Ma la crisi del modello turnover non sembra nemmeno la sola zavorra che condiziona i biancoverdi in questo avvio di stagione.

Ci sono limiti pesanti in alcuni ruoli (pilone destro, da subito), in alcuni reparti (la chiusa non garantisce sempre standard accettabili per tutti gli 80’), le condizioni individuali di molti; la ridotta produttività offensiva di Ioane e Ratuva; il deficit inatteso di chiavi del gioco,vedi possesso e sostegno, indispensabili per “cucire” il mantenimento dell’ovale e la concretizzazione di break anche profondi nelle difese avversarie, con portatori di palla che finiscono “circondati” da sole maglie avversarie .

I film degli ultimi match, ahinoi, sono una carrellata impietosa, dolorosa. E se non hanno giovato alla piazza le parole del presidente Zatta sui tifosi, anche lo spogliatoio non sembra quello di un anno fa, e la riprova lo si vede nella personalità in campo, nell’incapacità di chiudere le partite da mettere in tasca, con finali inconcepibili ed errori inspiegabili per giocatori veterani del livello internazionale...

Mancano serenità e luciditià. I rientri di Morisi, e quello imminente di Zanni, consentono nuove opzioni allo staff, dietro e davanti. Più lontani quelli di Lamaro e Ferrari:. E sotto l’albero, stavo lta, le Zebre rischiano di arrivare più cariche di Treviso. —

A.P.

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