L’astro di Egan Bernal il Giro buttato da Nibali Bettiol re delle Fiandre e quel Mondiale stregato
Fra le foto ci sarebbe stata alla grande anche quella di Filippo Ganna, 24enne piemontese due volte iridato nell’inseguimento che in autunno con il fantasmagorico 4’02”647 ha riscritto la storia mondiale dei 4 chilometri su pista. Ma a lui e al quartetto azzurro auguriamo di finirci nelle foto 2020 dopo una medaglia olimpica, magari quella d’oro.
Il 2019, invece, è stato, su tutti, l’anno di un 22enne fuoriclasse colombiano: Egan Bernal. Si sapeva quanto fosse forte, non si sapeva che a 22 anni avrebbe iniziato una, presumiamo lunga, collezione di Tour de France. Il corridore della corazzata Ineos, l’ex Sky divenuta col magnate inglese della chimica ancor più ricca (budget da quasi 50 milioni di euro l’anno), dopo aver vintola Parigi -Nizza e saltato il Giro causa infortunio, ha vinto la Grande Boucle nelle tappe finali, sulle Alpi, ad alta quota, ove lui va più forte dei rivali visti i luoghi di provenienza. Attacco sul Galibier al quartultimo giorno di gara, assalto alla maglia gialla sull’Iseran nella tappa poi sospesa per grandine. Costringendo il vincitore 2018 e suo compagno di squadra Geraint Thomas alla resa, e soprattutto respingendo l’assalto di uno strepitoso Julian Alaphilippe, cui si aggrappava tutta la Francia.
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