Volley, Santarelli e l’appello al pubblico: «Restiamo uniti nelle difficoltà»

L’allenatore gialloblù, dopo il match con Novara, ha chiesto unanimità ai tifosi: «Nei momenti più duri dobbiamo stare tutti insieme, il nostro legame è forte»

Savina Trevisiol
Daniele Santarelli saluta il pubblico dopo il match con Novara (Foto Film)
Daniele Santarelli saluta il pubblico dopo il match con Novara (Foto Film)

La finale scudetto è conquistata al termine di gara-3 contro Novara, ma nel lungo dopo partita Daniele Santarelli sceglie di spostare l’attenzione su un aspetto che va oltre il risultato, tornando più volte sul rapporto tra le pantere e il pubblico del Palaverde, un tema che affronta con chiarezza proprio alla vigilia dell’ultimo atto della stagione. «Il pubblico non ci ha fatto giocare male, questo sia chiaro», precisa subito, togliendo qualsiasi alibi alla squadra, ma è immediatamente dopo che il suo discorso prende una direzione precisa.

«Quando c’è nervosismo, quando le cose non vengono, lì serve sostegno. Invece si è sentito mugugnare, e questo non aiuta», spiega, tornando più volte su quella sensazione percepita durante la gara, insistendo sul fatto che nei momenti più complicati il contributo del pubblico diventa determinante.

«In quei momenti dobbiamo stare tutti insieme, servono applausi, servono incoraggiamenti», aggiunge, chiarendo quale debba essere il ruolo della tifoseria quando la squadra fatica a trovare ritmo, perché per Santarelli il concetto di “settimo giocatore” ha valore solo se si traduce in un sostegno concreto proprio nelle fasi difficili. Serve un Palaverde compatto, capace di trascinare la squadra anche nei momenti più difficili. «Se il pubblico è il settimo giocatore in campo, deve esserlo davvero quando le cose non funzionano, non quando tutto gira bene», sottolinea, rendendo esplicito il messaggio.

Nel suo intervento trova spazio anche un chiarimento su alcune scelte tecniche contestate, come l’utilizzo dei pallonetti, che avevano generato malumori sugli spalti ma che erano invece frutto di indicazioni precise. «Erano una scelta mia, io applaudivo e il pubblico mugugnava, ma quello era esattamente ciò che volevo», spiega, assumendosi la responsabilità delle decisioni e proteggendo la squadra. «La responsabilità è mia, non delle ragazze», ribadisce, riportando il discorso sul piano tecnico. Il tono resta diretto ma non diventa divisivo, perché a fare da contrappeso alle parole più dure c’è un legame che il tecnico rivendica con forza. «Io amo questo pubblico, per me è casa», dice, ricordando undici anni vissuti a Conegliano e spiegando perché si permetta di esporsi così apertamente.

«Se non avessi questo rapporto così forte, probabilmente non direi certe cose. Lo dico perché so che ci vogliono bene», aggiunge, trasformando il richiamo in una richiesta di complicità. Il messaggio finale è semplice e netto: «Quando le cose non vanno, fa niente… applausi. Questo dovrebbe succedere sempre», un invito chiaro lanciato proprio nel giorno della qualificazione alla finale scudetto, perché per Santarelli il Palaverde può fare la differenza solo se riesce a essere davvero dalla stessa parte della squadra soprattutto nei momenti di difficoltà.

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