Segato, la nuova stella al suo primo Mondiale: «La bici è la mia sfida. Il piano B? Filologia»
La 22enne di Maserada, quarta tra le Under 23 alla Vuelta e terza al Tricolore, correrà il Mondiale di Montreal il 24 settembre. A fine ottobre la laurea in Lettere a Ca’ Foscari, poi la magistrale in Filologia

Quarta delle Under 23 alla Vuelta e migliore giovane italiana al Giro, terza al Tricolore di categoria, top ten in una tappa del recente Faun Tour (ex Ardèche) in Francia. Se devi indicare un nome emergente del movimento trevigiano, il primo pensiero va a Gaia Segato.
La 22enne di Maserada e della Bepink (dal 2027 alla francese Saint Michel) si è meritata la partecipazione al Mondiale di Montreal, il primo fra le grandi: ieri il volo Oltreoceano, il 24 settembre la prova in linea U23.
L’inizio di un mese full gas: fra due settimane l’Europeo in Slovenia (manca solo l’ufficialità), poi a fine ottobre la laurea triennale in Lettere a Ca’ Foscari. L’occasione è propizia per conoscerla meglio.
Gaia, come si avvicina al Mondiale?
«Ho fatto un bel carico per preparare il finale di stagione, correndo l’ex Ardèche per valutare la condizione e sono rimasta soddisfatta. A Montreal cercherò di dare il massimo, prevedo una gara molto combattuta, con avversarie fortissime come Francia, Spagna, lo stesso Canada. Noi italiane, però, possiamo difenderci bene».
Si aspettava la convocazione?
«Non era scontata, ma ci speravo, considerando che ho fatto una buona stagione. Il percorso duro è adatto a me».
Sente di aver compiuto un salto di qualità?
«Già la scorsa stagione mi sentivo cresciuta, quest’anno ancora di più. Sono migliorata nei numeri che riesco a esprimere, ma soprattutto nella convinzione. Ho imparato a vivere la corsa e non subirla».
Quanto c’è stato il cambio di passo?
«Lo switch mentale l’ho fatto alla Vuelta. Ho capito cosa poter tirare fuori da me, lì si è acceso qualcosa. C’erano salite brevi e non troppo lunghe, riuscivo sempre a rimanere in gruppo. Un banco di prova verso il Giro».
Dalla corsa rosa si aspettava qualcosa di più?
«Una foratura nella prima frazione mi ha fatto uscire subito di classifica. Un avvio sfortunato che mi ha permesso però di dare alle tappe un’interpretazione diversa. Sono andata in fuga, ho colto pure una top ten. Poi, all’Italiano, ho accusato un po’ di stanchezza. Confidavo di fare meglio del terzo posto».
A fine stagione si è presentata in forma, cogliendo anche un ottavo posto al Philadephia, Stati Uniti: che esperienza è stata?
«Mi ha aiutato a ritrovare un ritmo alto e, in ottica Mondiale, mi sono testata in anticipo nella gestione del fuso. Quel che è certo è che in una prova iridata può succedere di tutto: poche volte hai un confronto diretto con le pari età, troverò individualità forti e bisognerà tenere gli occhi sempre aperti».
Partecipò già a un Mondiale, a livello Juniores, nel 2022: che ricordi ha?
«Esperienza bellissima, ma un po traumatica. Ero giovanissima, accusai ansia e pagai la stanchezza».
Chi è stato l’idolo nel ciclismo?
«Da piccola tifavo per Nibali, oggi il mio riferimento nel femminile è Elisa Longo Borghini. Nonostante le difficoltà, è sempre lì e dà sempre il massimo. Un esempio di forza di volontà».
Come si è avvicinata alla bici?
«Grazie a mio nonno, allenatore dei Giovanissimi all’Ottavio Zuliani di Maserada».
Gli studi?
«A fine ottobre mi attende la laurea triennale in Lettere moderne a Venezia. La tesi l’ho dedicata a una poetessa del Cinquecento, Veronica Gambara: ho seguito un corso sulla letteratura femminile, sono rimasta affascinata. Farò anche la magistrale in Filologia, ho sempre amato leggere e scrivere. Così ho pronto pure un piano B, perché la carriera di un’atleta non è infinita».
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