Doping: Bortot sospesa dal ring rischia di perdere la cintura europea

SALGAREDA. Un integratore potrebbe costare caro a Silvia Bortot. La 34enne di Salgareda è caduta nella rete dell’antidoping e rischia di perdere la corona europea di boxe. La sostanza incriminata è la igenamina e, in attesa delle verifiche del caso, la Seconda Sezione del Tribunale nazionale antidoping (Tna), su istanza della Procura antidoping, ha disposto la sospensione in via cautelare dell’atleta. La positività è stata riscontrata nel controllo effettuato lo scorso 25 ottobre a San Bonifacio (Verona), in occasione della sfida vinta da Bortot sulla belga Djamila Gontaruk, che ha permesso all’allieva di Luca Tescaroli di difendere il titolo europeo pro’ nei superleggeri, già centrato dalla trevigiana a gennaio nel match con la francese Meron.
La igenamina è inclusa nella lista Wada (Agenzia mondiale antidoping) delle sostanze proibite da inizio 2017, si trova in varie piante e può essere presente negli integratori alimentari (può aiutare a bruciare grassi e quindi a dimagrire, ma può anche avere valenza di broncodilatatore). Alta la probabilità che alla base del test positivo all’antidoping possa esserci un integratore con queste caratteristiche, anche se, come rimarca l’avvocato Andrea Scalco (foro di Vicenza), «l’atleta ha dichiarato agli ispettori tutti gli integratori assunti».
Bortot è stata nel frattempo già ascoltata dalla Procura antidoping ed è in attesa della fissazione dell’udienza: si celebrerà, verosimilmente, fra febbraio e marzo. A breve la difesa s’accorderà con un consulente tecnico per la perizia di parte, mentre Bortot si dichiara, per bocca del suo legale, «tranquilla e pulita». L’avvocato precisa: «Dobbiamo ancora capire la strada da percorrere. La pista dell’integratore è altamente probabile, ma va dimostrata». —
M.T.
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