Cisse sogna la Nazionale, allertato dal ct Mancini
L’attaccante del Milan non ha dubbi: nato a Treviso, vuole solo l’azzurro. Ha risposto sì alle preconvocazioni di Roberto Mancini. Le convocazioni ufficiali arriveranno il 18 settembre

Onestamente c’erano pochi dubbi, Alphadjo Cisse, trevigiano di nascita e pure d’accento, nato da famiglia guineana ma a tutti gli effetti nordestino per cultura, formazione (non solo sportiva) e identità, giocherà con la nazionale azzurra ed ha risposto si alle preconvocazioni di Roberto Mancini.
Ma il recente passato ha insegnato che le sorprese con chi ha più d’una opzione sono sempre dietro l’angolo. In questo caso, chi lo conosce e lo ha visto crescere, dall’Indomita al Milan, passando per Giorgione e Verona, ha sempre saputo che la maglia azzurra era uno dei sogni del piccolo Alpha.
Intanto a casa Cisse tra qualche giorno ci sarà qualcosa d’altro da festeggiare, dopo i suoi gol, con una delle prelibate torte al cioccolato della sorella Aminata. Facile immaginare che sul calendario di casa ci sia già un circoletto rosso sulla data del 18 settembre, giorno delle convocazioni ufficiali in vista delle due settimane azzurre con le sfide a Belgio, Turchia (andata e ritorno) e Francia, valide per la Nations League.
Lo imiterà tra gli altri anche Issa Doumbia - 3 presenze fin qui in Under 21 - pure lui nato in Italia (a Treviglio), che ha anche nazionalità ivoriana, passato in estate dal Venezia allo Sporting Lisbona, già protagonista in Champions League con la squadra portoghese nel 3-1 al Galatasaray di mercoledì sera.
Scelte identitarie, ma anche sportive. Il rischio che le promesse non siano mantenute, in un tritacarne come quello del mondo del calcio, sono dietro l’angolo. E che le prime convocazioni non abbiano un seguito è più di una possibilità. Va ricordato che un giocatore non può più cambiare nazionale dopo aver giocato una fase finale di un mondiale o dell’europeo, ma ha ancora via libera - pur avendo risposto ad una convocazione - se non ha giocato più di 3 partite, o non è sceso in campo per 3 anni. Ed ha un solo cambio a disposizione.
Il CT ha opzionato anche Michael Kayode (l’alternativa sarebbe la Nigeria) piemontese di Borgomanero che gioca nel Brentford, già 22 presenze tra Under 19 ei 21, e Samuel Inacio, figlio d’arte (il padre è il brasiliano Inacio Pià, e quindi Joelson Josè, anche lui ex Atalanta è suo zio) nato a Bergamo ed ora al Borussia Dortmund dopo un decennio a vestire il nerazzurro meno blasonato.
Ma occhio anche ad Alessandro Romano (italo svizzero) e Nicolò Tresoldi (italo tedesco). Questi ultimi mai chiamati in azzurro e prossimi ad un possibile cambio.
E dire che una volta se non giocavi in Serie A venivi ostracizzato dai ct. Roberto Mancini non può fare a meno della migliore gioventù, dopo l’interregno Baldini e un’estate in cui l’ossessione di lanciare i giovani italiani ha dominato tutti i discorsi del bar sport italico.
La preconvocazione di Cisse, diciamolo chiaramente, è soprattutto la conferma del valore assoluto del giocatore e delle aspettative su di lui, su cui anche Mancini, dopo Amorim, sembra voler puntare. I due gol segnati nelle prime tre giornate, entrambi a Torino, guardacaso in casa del Torino e della Juventus, lo hanno catapultato in primissima fila non solo per una chiamata ma anche un potenziale esordio, lui che gioca con la nazionale azzurra dal 2022 ed è stato selezionato per le Under 16, 18, 19 e 21.
Le regole lo lascerebbero comunque libero: se hai giocato in una selezione giovanile non sei automaticamente vincolato, si veda il caso del giovane Matteo Palma, nato a Berlino, che ha giocato con l’Italia Under 15, la Germania Under 16 e 17, e potrebbe tornare in azzurro.
Nessuna remora per il trevigianissimo Cisse, ma il recente passato ci ha insegnato che tutto può succedere: ai mondiali 2026 erano 292 su un totale di 1.248 convocati, pari a circa il 23,4% (quindi uno su quattro) i calciatori nati fuori dal Paese che erano chiamati a rappresentare.
Solo 8 squadre su 48 avevano in rosa esclusivamente calciatori nati nel proprio territorio, con il caso limite - all’opposto - del Marocco, che di fatto aveva una nazionale con 19 giocatori nati fuori dal Marocco (rispetto ai 14 di Qatar 2022) ed un record storico: 10 titolari su 11 nati all’estero. Non si sarebbe stupito nessuno, insomma, se le cose fossero andate diversamente. Anche perché va ribadito che dietro alla scelta c’è sia un calcolo identitario che puramente sportivo. Mathias e Florentin Pogba, fratelli di Paul, francesissimi, accettarono di giocare proprio con la Guinea, e nella famiglia Boateng il più forte, Jerome, ha rappresentato la Germania, mentre Kevin Prince scelse il Ghana (prima presenza a 23 anni nel 2010) quando capì che i tedeschi - che convocavano il fratello Jerome dal 2004 nelle giovanili e da un anno prima, nel 2009, anche nella maggiore - non lo consideravano all’altezza della loro rappresentativa.
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