«Celtic League? Sì, se ci invitano»
«Mai parlato di fare selezioni o franchigie. Non cerco scorciatoie sono per le regole»
TREVISO. Anche in un momento di stanca come questo il personaggio che riesce sempre a trovare qualche argomento interessante è Vittorio Munari: del resto il direttore generale del Benetton è un polemista nato, chiamato a parlare di rugby va comunque a nozze. Ed anche stavolta non si è tirato indietro. «Tanto per cominciare iniziamo a parlare della mia società: il Benetton».
«Treviso ha sempre cercato - dice Munari - di operare a ragion veduta: quest’anno ci siamo rinforzati soprattutto per cercare di reggere con più dignità il palcoscenico europeo. Non capisco perché questo discorso debba essere frainteso da chi sostiene che noi siamo in grado di vincere il girone di Heineken. Parole senza senso, che sento da più parti. Noi l’anno scorso abbiamo vinto lo scudetto ma in Europa siamo stati umiliati, dunque adesso cerchiamo, con una rosa che comprende comunque un certo numero di italiani, di accorciare le distanze con il rugby europeo. Un’altra cosa che mi preme dire è che a Treviso nessuno mai ha parlato di selezioni, di franchigie o roba del genere: sono tutte voci arrivate dall’esterno, talvolta anche da dirigenti federali. Io preferisco stare alle regole, e le regole dicono che la prossima stagione ci sarà il Super Ten che, dopo i Mondiali, dovrà verificare il cambio di atmosfera ed il reale interesse della gente. Vero è che non sappiamo cosa ci sarà fra due anni ma ora la situazione è questa. Ciò che abbiamo detto al presidente federale e a tutti, e spero di non offendere nessuno, è che se c’è la possibilità di competere, avendone le condizioni, a livello europeo il Benetton è disponibile. Ribadisco: nessuno di noi ha mai domandato favori né cercato scorciatoie».
Quindi per partecipare alla Celtic League prima ve lo devono chiedere?
«Ma certo, anche perché finora non siamo mai stati invitati a parlarne. Siccome però il 99% di quelli che parlano sull’argomento lo fa a vanvera, cioè senza cognizione di causa, noi di Treviso ribadiamo che se c’è uno spazio da ricoprire in Europa siamo disponibili, tutto qua. Noi non abbiamo mai chiesto dei favori né siamo mai andati contro i regolamenti. Quindi io parlo solo del prossimo campionato che il Benetton cercherà come sempre di onorare, mentre in Europa cercheremo di vendere cara la pelle».
Berbizier di recente ha detto che in azzurro ci sono non più di 8-10 giocatori di livello internazionale.
«Già, quando lo disse Johnston venne “impalato”. Ovvio che sono completamente d’accordo, il cittì ha aggiunto che in caso di infortunio sarà un problema sostituire gli assenti. Non mi sembra di aver letto risposte a queste sue affermazioni, segno che ha ragione».
Il Super Ten torna ad avere quattro venete: parliamo del Petrarca.
«Ha fatto un ottimo campionato ed è stato l’avversario che più ci ha dato filo da torcere. Non sono aggiornato sul suo mercato però verso Pasquale Presutti mi spinge tanta stima ed affetto che non posso dirne che bene».
Bisogna dire bentornato al VeneziaMestre.
«Squadra che da un po’ sta sostituendo una realtà come il San Donà. Il rugby veneto è sempre ruotato attorno al triangolo Rovigo-Treviso-Padova a cui si aggiungeva il San Donà, che con il Petrarca ha il migliore settore giovanile. Oggi la lacuna è colmata dal Venezia».
E il Rovigo?
«È tuttora l’ambiente più adatto per investire in questo sport, Rovigo è terra di rugby a tutti gli effetti».
Ma non riesce più ad emergere, segno che mancano i mezzi.
«Mica solo lì. Nel rugby gli investimenti non si ammortizzano certo con i diritti tivù o gli incassi, i quattrini spesi vanno rimpiazzati con altri soldi ed i bilanci non sempre è facile farli restare equilibrati».
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