Calcioscommesse: Pianu scagionato L'INTERVISTA

La Corte d'appello di Bari ha assolto l’ex del Treviso per non aver commesso il fatto: «Ora voglio tornare ad allenare»
PRANDI TREVISO TREVISO - CHIEVO IN FOTO PIANU agenzia fotografica foto film
PRANDI TREVISO TREVISO - CHIEVO IN FOTO PIANU agenzia fotografica foto film

TREVISO. Calvario finito. William Pianu ieri è uscito definitivamente dal tunnel: era stato condannato in primo grado per frode sportiva ma ieri è stato assolto in appello perché il fatto non sussiste. Quale fatto? Quello di aver comprato Bari-Treviso 0-1, torneo di serie B, dove finì al 18° posto, salvandosi; il Bari 11°. Si giocò l’11 maggio 2008, stadio San Nicola, rete di Piovaccari al 20’. Era il Treviso di Setten allenato da Pillon. Pianu quel giorno fu sostituito da Bonucci all’87’. Nel gennaio 2013, nel pieno della bufera-scommesse, la Procura barese in base alle rivelazioni di alcuni calciatori contestò il reato di frode sportiva (anche per Salernitana-Bari 3-2) per 27, fra cui Pianu, il quale per comprare la partita avrebbe consegnato personalmente una somma di denaro, mai quantificata, ai calciatori baresi Rajcic, Santoruvo, Lanzafame, Gillet, Esposito, Belmonte, Strambelli, Bonanni, Ganci e Stradavecchia. Pianu fu poi condannato a 7 mesi.

Il processo d’appello adesso ha ribaltato la prima sentenza. Tutto ciò per la giustizia penale, per quella sportiva ci sono stati tre gradi di giudizio: nell’ordine Pianu è stato assolto, condannato e assolto, sempre perché il fatto non sussiste. Fin qui il freddo iter giudiziario di una storiaccia. Ma la vicenda di Pianu, oggi ha 40 anni, giocatore balzato in prima pagina anche nel 2011 per aver convinto i suoi compagni a dipingersi la faccia di nero per solidarietà ad Omolade, è soprattutto umana ed è fatta di anni passati a cercare di dimostrare la propria innocenza. Ora può sfogarsi. «Lasciatemelo dire: devo tutto all’avvocato Gianmaria Daminato, il merito è suo. Tutto questo tempo passato a sostenere che non avevo fatto nulla, che di quella storia non sapevo niente. Mi hanno tirato dentro solo perché avevo giocato a Bari: chi mi accusò, Masiello e Lanzafame, ha poi patteggiato, ma ricordo benissimo i titoli dei giornali di allora, fu terribile. Eppure non c’erano prove, solo una gran casino, in tre dissero di aver preso i soldi: mai trovati. Fu coinvolto pure Paolo Bianco».

Quindi quella partita fu davvero completamente regolare?

«Certo, noi avevamo fame di punti, la vittoria fu legittima, ma ora non ne voglio più parlare. Io a Treviso ci sono stato sette anni, adoro quella maglia».

Pianu, lei lasciò il calcio giocato nel 2010 a Venezia, come ha sbarcato il lunario in questi anni?

«Ho fatto l’allenatore delle giovanili nel 2012, ai tempi del crac Corvezzo, poi mi sono adattato, prima in un negozio di abbigliamento a Mestre, oggi lavoro di sera al ristorante Beccofino Assaggi di Mogliano. Ma io voglio tornare nel calcio, ho il patentino per fare il vice in A ed il titolare in Lega Pro, sogno quello di prima categoria: nonostante tutto la passione per il calcio non si cancella».

Potesse riavvolgere il nastro, cosa non rifarebbe?

«Rifarei tutto, mai fatto nulla di male: mi sono difeso con grande caparbietà e, ribadisco, devo tutto a Daminato, un grande. Ora me lo fate un bel titolo sul giornale vero?»

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso