Strano, l’architetto del ritorno del Treviso in serie C: «Così abbiamo costruito la promozione»

Il ds racconta la promozione dominata e la rinascita biancoceleste: «Scelto Gorini per l’uomo, non solo per il tecnico». E dedica il traguardo alla madre

Il direttore sportivo del Treviso calcio Pierfrancesco Strano
Il direttore sportivo del Treviso calcio Pierfrancesco Strano

 

Il Treviso torna tra i professionisti dopo 13 anni, dominando il girone C di Serie D con 4 turni d’anticipo. Dietro l’impresa del club biancoceleste c’è la visione di Pierfrancesco Strano, direttore sportivo classe '92 che, alla prima esperienza "da solo" dopo gli anni con Giorgio Perinetti, ha ricostruito la rosa da zero puntando su Edoardo Gorini e un mix vincente di senatori e giovani talenti.

Direttore cosa le ha fatto capire che questi uomini avrebbero formato un gruppo vincente?

«Già in ritiro le sensazioni erano positive, difatti un paio di ragazzi tra quelli più esperti, vennero da me a dirmi che si respirava la giusta aria. E poi un momento fondamentale è stato dopo la partita con la Luparense persa in Coppa Italia di Serie D, lì i ragazzi si son parlati ed hanno fatto quadrato superando le primissime difficoltà».

Cosa ha visto in Gorini che la rendeva così sicuro fosse l'uomo giusto per una piazza come Treviso?

«Non aveva mai frequentato la Serie D e neanche la C avendo fatto solo la B. Questo era già garanzia di professionalità e metodologia di lavoro, dopodiché già dal primo incontro avevo trovato di fronte a me una persona determinata ma calma, equilibrata e con cui si poteva avere un dialogo. Guardo molto di più l’aspetto umano che quello professionale e questo ha fatto la differenza, al netto della grande professionalità sua e dello staff tecnico».

Un trevigiano classe 2007, Daniel Perin, venduto in Serie B (Juve Stabia) a metà stagione. È questa la dimostrazione che il Treviso è tornato a essere una fucina di talenti?

«Ad ora siamo soltanto ad uno, quindi speriamo di riconfermarci nei prossimi anni cercando di valorizzare più giovani calciatori possibili. Un lavoro che sarà fatto di concerto con il settore giovanile che è parte importante della società. Sono molto contento per Perin perché si andrà a confrontare su un palcoscenico importante».

In Serie C, come cambierà il suo modo di operare sul mercato sapendo di dover gestire costi aziendali e oneri previdenziali raddoppiati?

«Non cambierà, ci sarà un budget e lo rispetterò cercando di creare una squadra il più equilibrata possibile che abbia la possibilità di raggiungere gli obiettivi che ci daremo ad inizio stagione».

Ha vinto la sua scommessa personale: a chi dedica questo traguardo?

«Lo dedico a mia madre Laura che non c’è più da diversi anni, il primo pensiero è andato a lei. Poi ovviamente alla mia famiglia che mi sopporta e mi supporta, agli amici che son sempre vicini ed a tutte le persone che mi hanno accolto a Treviso e fatto vivere la città in toto».

Lei ha passato anni come braccio destro di Perinetti. Qual è l’insegnamento più prezioso che ha "rubato" al suo mentore e che le è servito maggiormente a Treviso?

«L’insegnamento maggiore che ho rubato ad un maestro come Perinetti è che i calciatori ancor prima di essere calciatori sono delle persone. Spesso dei ragazzi giovani lontano dagli affetti oppure ragazzi più formati ma comunque con tutte le debolezze che ognuno di noi ha. Di conseguenza credo che il rapporto umano sia fondamentale».

Come si gestisce il peso di una piazza che non accetta altro risultato se non la vittoria, specialmente quando si è al primo anno di responsabilità diretta?

«Era ciò che cercavo. La pressione, se gestita nel modo giusto, è propedeutica a rendere meglio ed a dare di più. Fondamentale è mantenere l’equilibrio in tutti i momenti della stagione, questo secondo me fa la differenza».

Lei la Serie C, la B e la A le ha vissute per anni dietro le quinte. Tornarci da protagonista e da "architetto" del Treviso che sapore ha?

«Un sapore bellissimo ed una sfida assolutamente entusiasmante. Sarà un campionato assolutamente difficile e ci faremo trovare pronti, dovremmo necessariamente tutti alzare l’asticella e pretendere di più da noi stessi. Il professionismo manca da 13 anni in città e sono onorato di farne parte e sarà una responsabilità importante ma che affronterò con grinta ed entusiasmo». 

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