La prima volta del Mogliano Rugby «Fame tricolore»

Sabato a Prato il Marchiol in campo per la finale scudetto Il cecchino Fadalti carica i suoi: «Il gruppo è la nostra forza»

Sale l’attesa per la prima finale scudetto del Mogliano. Per qualcosa mai vissuto prima. Per la partita più importante nella storia del piccolo club trevigiano. Per l’ultimo atto nella tana dei Cavalieri Prato, in programma sabato. Rivincita della semifinale del 2012, che premiò i toscani. «È un sogno che si avvera, l’abbiamo inseguito fino all’ultimo», afferma Niccolò Fadalti, il cecchino della squadra, «Ci davano già spacciati in semifinale, ma se siamo arrivati fin qui, ci sarà un motivo… Quando a inizio stagione eravamo stati bersagliati dagli infortuni, pensavamo che già sarebbe stato un gran traguardo confermarci, approdando ai playoff come l’anno scorso. Abbiamo dimostrato di meritarci la finale nel ritorno, vincendo con tutte le big, tranne Viadana per pochi punti e Padova, anche se l’ultima partita non fa testo, visto che avevamo già ottenuto la certezza dei playoff». E fra le big battute nel ritorno, c’è pure Prato: «Ma la finale fa storia a sé, è una gran bella squadra e molto più fisica di noi. Se le difficoltà economiche hanno rappresentato una spinta in più? È un elemento molto soggettivo, forse per questa ragione hanno messo più cuore, meritandosi la finale». Il trequarti racconta l’avvicinamento alla prima finale della carriera: «Cerco di non modificare la routine, pensando sia una partita come le altre. Anche se per me è tutto nuovo e, in prossimità del match, l’adrenalina salirà sicuramente. È il coronamento di tre stagioni vissute al Mogliano, un miglioramento continuo: il settimo posto alla prima esperienza nella massima serie, playoff e Challenge l’anno scorso, adesso la finalissima. Al 90%, la nostra forza è il gruppo. Mai trovata una sintonia simile fra compagni di squadra». Fadalti è lo specialista delle punizioni, anche se ultimamente Nathan ha dimostrato di possedere un bel piede dai 60 metri: «Tutto è nato due settimane fa, ci ha detto che sapeva piazzare da metà campo e oltre. Gli altri calci toccano invece a me: la stagione passata ero stato il secondo realizzatore dell’Eccellenza, quest’anno il quarto. E pensare che ho perso tutta l’andata causa infortunio alla spalla, tornando solo nel primo match del ritorno con Viadana. Facendo le proporzioni, posso dire di aver fatto meglio dell’anno scorso. Visto il lungo stop, potrei considerarmi… primo. Se i miei piazzati sono stati decisivi, come nella semifinale d’andata con Viadana? Dico sempre che i calci se li guadagna la squadra, compito mio è solo centrare l’acca». Enrico Ceccato, trequarti centro, gioca con i colori biancoblù da 19 anni: «Mogliano è una famiglia e questo traguardo è stato conquistato grazie al contributo di tanti ragazzi, compresi quegli amici con cui sono cresciuto e che magari adesso militano altrove. Avevo iniziato al Mestre, nella mia città, accasandomi al Mogliano nel ’94, partendo dall’Under 10. E’ motivo d’orgoglio appartenere a un club che ha operato sempre con giudizio, senza fare mai il passo più lungo della gamba. Questo, per alcuni e coach Casellato in testa, è anche un ciclo che si chiude. A Prato, come sempre ci metteremo passione: abbiamo già dimostrato di poter impensierire chiunque, inclusa la prima della classe». Il discorso si sposta sui toscani: «Restano una bestia nera, sebbene abbiamo fatto nostra la gara di ritorno al “Quaggia”, visto che in casa loro non abbiamo mai vinto. Giocare davanti al proprio pubblico aiuta, ma già a Viadana c’erano molti nostri tifosi. Speriamo Prato si trasformi in succursale di Mogliano».

Mattia Toffoletto

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DI VIADANA-MARCHIOL

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