Il sindaco di Casier: «Il Sile è una cartolina da curare e raccontare senza far caso ai confini»

Renzo Carraretto chiede sinergia per valorizzare il fiume: «Abbiamo un patrimonio che non riusciamo a far conoscere come merita». Tra le proposte anche la redistribuzione di alcuni compiti dell’Ente Parco Sile

Domenico Basso
Renzo Carraretto, da sette anni sindaco di Casier
Renzo Carraretto, da sette anni sindaco di Casier

Ci sono piazze che guardano un municipio, una chiesa, un palazzo. Quella di Casier guarda l’acqua. Il Sile le passa davanti, le barche si fermano all’approdo, da qui parte una delle passeggiate più frequentate lungo il fiume.

È una piccola cartolina a pochi chilometri da Treviso e forse basta fermarsi qui per capire perché Renzo Carraretto, sindaco da sette anni, quando sente parlare di “Treviso città d’acque” mette subito una condizione: che Treviso non si fermi a Treviso. «Il Sile non è a tronconi, non è suddiviso per territorio. È un’asta e dovremmo convincerci a condividere e lavorare tutti insieme».

Confini e campanili

Casier, Silea, Treviso, Casale. I confini esistono sulle carte amministrative, molto meno quando ci si mette a camminare, pedalare o navigare lungo il fiume. È da qui che Carraretto vorrebbe partire: lasciare da parte i campanilismi e costruire un racconto comune del patrimonio d’acqua.

«Ormai credo che dappertutto vinca la squadra. Autonomamente non riesci più ad andare da nessuna parte. Forse le amministrazioni sono arrivate per ultime a capire che, se non fai squadra, non vai lontano».

E se il tavolo nato attorno al progetto “Treviso città d’acque” dovesse allargarsi ai Comuni attraversati dal Sile, Casier vuole esserci. Carraretto lo dice a modo suo: «Mi arrabbierei se rimanessimo fuori». Perché qui l’acqua non è soltanto un elemento del paesaggio. Il sindaco la vede ogni giorno diventare passeggiata, sport, turismo, occasione per stare bene.

«È un’attrattiva importante. Le persone passeggiano, si riossigenano e magari riescono anche a scacciare qualche pensiero legato al lavoro e allo stress della vita. Questa possibilità dà ossigeno».

Manca il racconto

Ma avere un patrimonio non significa necessariamente saperlo raccontare. Gli capita di incontrare ciclisti austriaci e tedeschi che chiedono informazioni, cercano i Burci, vogliono capire che cosa stanno attraversando.

«Abbiamo un valore che spesso non riusciamo a mettere a terra e a diffondere bene». La storia del fiume, dei Burci e dei commerci che hanno contribuito alla crescita di Casier c’è. Manca ancora, secondo il sindaco, un racconto capace di accompagnare chi percorre quei luoghi. E per cominciare non servono necessariamente grandi opere.

Carraretto pensa a una cartellonistica coordinata tra i Comuni, a un brand comune, a QR code per conoscere percorsi e storia dei luoghi. Oppure a colonnine per la ricarica delle biciclette elettriche distribuite lungo il Sile: «Sono piccole cose che fanno la differenza. A Casier stiamo sostituendo alcune panchine lungo il tratto che porta verso i Burci. Poche centinaia di euro, spesi dal Comune senza attendere altri finanziamenti. – spiega Carraretto – Aspetto di avere 300 euro dalla Regione? I cittadini cosa fanno nel frattempo?».

Anche questo, per Carraretto, dovrebbe diventare un modo normale di lavorare insieme. «Se ci diamo la mano anche per il mantenimento, possiamo fare molto di più». Anche perché spendere sul Sile non significa soltanto spendere per chi passeggia. «Dobbiamo capire che è un investimento per l’attrattività e per il territorio. Le persone transitano, poi si fermano al bar, a mangiare, a prendere il pane. È una ricchezza anche economica».

La trasformazione

Qualcosa negli ultimi anni è già cambiato. Carraretto racconta che sempre più persone associano Casier proprio alla sua piazza e alla passeggiata lungo il Sile. «Mi capita di essere fuori e sentirmi dire: ah, Casier è quella famosa bella piazza con quel tratto di camminata. Vengono, parcheggiano e partono a piedi». È la dimostrazione che «con poco ci sarebbe ancora tanto da lavorare».

Ma per farlo bisogna affrontare anche il ruolo del Parco del Sile. Carraretto ne fa parte e non nasconde le difficoltà di una struttura che deve gestire un territorio molto vasto con personale e risorse limitati. La sua proposta non è togliere al Parco la sua funzione, ma distribuire meglio alcuni compiti.

«Bisognerebbe arrivare a un protocollo con i Comuni confinanti e definire alcune autorizzazioni o procedure che possono essere gestite direttamente dai Comuni». In questo modo una parte delle pratiche potrebbe essere smaltita a livello locale, alleggerendo l’ente: «Se il Comune ha quattro dipendenti e il Parco ne ha uno che deve lavorare per tutti, bisogna trovare il modo di snellire l’operatività».

Superare i confini

Il Parco potrebbe così concentrarsi maggiormente sulle funzioni strategiche: tutela, conoscenza, coordinamento e promozione dell’intero corso d’acqua. «Lo vedrei più come un osservatore, un supporto ai Comuni per la verifica e la conoscenza, e anche come un soggetto capace di fare promozione. Deve esserci un colloquio continuo, ma possiamo rendere più agile la parte autorizzativa».

Anche qui il problema torna allo stesso punto: superare il confine del proprio municipio. «Vuol dire aggregare sempre di più servizi tra le amministrazioni. Dobbiamo arrivare lì se vogliamo dare risposte ai cittadini».

E magari anche le iniziative potrebbero seguire il corso del fiume. Casier ha già organizzato il Festival della navigazione con la Lega Navale e porta le attività legate all’acqua dentro la Festa dello sport. Perché allora non immaginare manifestazioni capaci di coinvolgere progressivamente tutti i Comuni del Sile?

Carraretto parte da una convinzione semplice: «Qualsiasi idea di ognuno porta valore a tutti». Il Sile passa davanti alla piazza di Casier, attraversa altri Comuni e arriva a Treviso senza sapere dove finisca un territorio amministrativo e ne cominci un altro. Forse il primo passo per costruire una città d’acque è fare la stessa cosa. Dimenticare, almeno davanti al fiume, dove finiscono i confini.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso