Red Canzian sogna in grande: «L’acqua può essere anche un palcoscenico»

L’amore per il fiume del bassista dei Pooh, nato a Quinto, borgo attraversato dal Sile: «Valorizziamo il nostro patrimonio, siamo cresciuti lungo queste sponde»

Domenico Basso
Red Canzian a bordo di un'imbarcazione sul Sile
Red Canzian a bordo di un'imbarcazione sul Sile

«Io sono nato a Quinto, un piccolo borgo in provincia di Treviso, attraversato dal fiume Sile, e credo che questo corso d’acqua, con il suo scorrere lento ma deciso, abbia influito non poco sul mio modo di essere».

Tra le cento parole con cui Red Canzian ha scelto di raccontare la propria vita ce ne sono tre che sembrano appartenere alla stessa storia: acqua, fiume e natura. Non è una coincidenza. Il Sile non rappresenta soltanto il paesaggio della sua infanzia, ma una parte della sua identità.

Quel legame con l’infanzia

«Fin da ragazzo ho sempre immaginato che la mia casa dovesse essere in riva al Sile. Ho abitato in tanti posti ma appena ho potuto mi sono messo a cercare una casa lungo il fiume per ritrovare quel legame con la mia infanzia».

Quel sogno è diventato realtà quasi quarant’anni fa. Canzian trovò la casa che cercava, un’antica dimora con il parco che termina proprio sulle rive del Sile. Un ritorno alle origini, perché tutto era iniziato quando aveva appena cinque anni, il giorno in cui il padre lo portò per la prima volta a pescare vicino al molino Rachello, a Quinto.

Da allora quel fiume è rimasto il suo luogo dell’anima. Per questo, quando gli si chiede quale possa essere il futuro di Treviso, la risposta parte sempre dall’acqua. «Treviso prima di tutto è una città d’acqua», racconta in modo appassionato, «poi intorno sono nate tante industrie che hanno reso ricco il nostro territorio, ma Treviso è una città che viveva sull’acqua, che sull’acqua costruiva le proprie economie».

Per Canzian questo patrimonio non è ancora stato valorizzato fino in fondo. Immagina una città dove si possa tornare a navigare lungo i canali con piccole imbarcazioni elettriche, raggiungere il centro dal Sile, percorrere il giro delle mura dall’acqua, proprio come accade in tante città europee.

«Pensa la bellezza di vedere il castello da sotto, di fare il giro delle acque», immagina, «ci sono tanti percorsi che si potrebbero fare con le barche elettriche. Bisogna far vedere questa città dall’acqua, perché è bellissima».

Ma il suo ragionamento va molto oltre il turismo. Secondo il bassista dei Pooh, la vera sfida è imparare a fare impresa attorno a questa ricchezza. «Noi siamo bravissimi nell’imprenditoria grande. Però quando si tratta dell’imprenditoria più piccola ci fermiamo al “dai fioi”, apriamo un bar, una cicchetteria. Per creare un brand ci vuole altro».

Motore economico

Per Canzian l’acqua dovrebbe diventare il motore di una nuova economia fatta di navigazione lenta, servizi, ristorazione di qualità, esperienze, percorsi naturalistici e culturali. «Bisogna sviluppare bene queste idee», afferma, «e sono convinto anch’io che serva una cabina di regia, non che ognuno faccia il suo».

L’acqua, però, può essere anche un grande palcoscenico. Canzian immagina concerti all’alba e al tramonto, un palco galleggiante davanti alla Dogana o lungo il Sile, il pubblico seduto sulle rive o affacciato dai ponti.

«Io me lo immagino quel barcone, con tutta Riviera Margherita piena di gente che guarda dai ponti, dalle case», spiega, «si potrebbero fare concerti all’alba o alla sera. Si potrebbero inventare tante cose». Per lui anche la musica deve raccontare l’identità della città. «Treviso è musicalmente pop rock e cantautorale», evidenzia, «chiamerei quartetti d’archi, orchestre da camera. Gente con una storia, con un valore».

L’arte nei riflessi

Lo stesso discorso vale per la cultura. Non basta una grande mostra all’anno. Occorre costruire un racconto. «Perché non fare una mostra dedicata a tutte le volte che Treviso è stata dipinta nell’acqua?», si interroga Canzian, «dai Buranelli al Cagnan, ai pittori che hanno raccontato il Sile. Poi quella mostra la puoi collegare ai concerti sull’acqua. Unire varie espressioni artistiche dentro uno stesso tema».

È questa, in fondo, l’idea che attraversa tutta la sua riflessione. Alzare l’asticella. Guardare a città come Lucca, Mantova, Pordenone o Perugia, che hanno saputo costruire una propria identità culturale senza rinunciare alla qualità.

«Bisogna andare a vedere cosa fanno gli altri», è l’invito che il cantante trevigiano lancia in modo chiaro, «noi siamo sempre bravissimi, ma troppo autoreferenziali. Invece bisogna avere il coraggio di crescere».

Alla fine tutto torna al Sile. A quel fiume dove un bambino di cinque anni imparò a pescare con il padre e che, molti anni dopo, avrebbe guidato perfino la scelta della casa in cui vivere. Perché, come scrive nel suo libro, i fiumi non trasportano soltanto acqua: raccolgono sogni, ricordi e storie. E qualche volta indicano anche la strada verso il futuro.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso