Quinto, il giardino di Treviso: l’Oasi Cervara e il Sile per attirare più turisti
Il sindaco Ivano Durigon punta su un marchio d’area condiviso per valorizzare il territorio lungo il Sile, dalle risorgive ai mulini fino ai paesaggi dipinti da Guglielmo Ciardi. Il Comune di Quinto lavora a nuovi collegamenti ciclabili e al recupero di spazi naturalistici

«Quinto è il giardino di Treviso». Ivano Durigon, sindaco del paese attraversato dal Sile, lo dice quasi con naturalezza. E basta seguirlo nel racconto per capire che cosa intende: le risorgive, le passerelle tra i canneti, i mulini, l’Oasi di Cervara, i luoghi che Guglielmo Ciardi trasformava in dipinti.
Un patrimonio che si trova a pochi chilometri dal capoluogo e che, secondo il sindaco, potrebbe essere molto più conosciuto. «Io dico sempre che Quinto è un po’ la parte paesaggistica di Treviso, il suo giardino. Abbiamo degli ambiti naturalistici di tutto rispetto. Ci sono persone che arrivano, vedono l’acqua uscire dalla sabbia, quelle bollicine dei fontanili, e rimangono senza parole. Per noi è normale, per chi arriva da fuori è qualcosa di incredibile».
Il lavoro
Durigon porta così “Treviso città d’acque” verso le sorgenti, dove il fiume assume un carattere diverso da quello che mostra attraversando il capoluogo. E porta soprattutto una convinzione: nessun Comune, da solo, può raccontare tutto ciò che il Sile rappresenta.
«Abbiamo lavorato per mettere insieme i Comuni dalle sorgenti fino alla foce. Prima qui avevamo il marchio dell’Alto Sile, che comprendeva quattro Comuni. Adesso siamo confluiti in un unico marchio d’area perché dobbiamo far vedere e conoscere le peculiarità del fiume e dell’acqua».
Il progetto è ancora agli inizi. Dopo circa due anni di lavoro preparatorio, i Comuni hanno definito la struttura dell’aggregazione e stanno completando gli strumenti necessari per partire con la promozione comune. Ci sono Quinto, Silea, Casier, Casale, Mogliano, Quarto d’Altino. Manca però proprio Treviso.
«È triste che Treviso non faccia parte del marchio d’area» osserva Durigon. Il sindaco vorrebbe che Treviso assumesse un ruolo più ampio, capace di far conoscere anche ciò che si trova appena oltre i suoi confini. «Bisognerebbe investire su tutto il territorio. Noi siamo la cintura di Treviso, siamo attaccati. A volte facciamo fatica a far emergere le nostre iniziative perché si pensa: vabbè, è Quinto. Ma non è così. Abbiamo ricchezze importanti che per un Comune, da solo, sono difficili da valorizzare».
La soluzione, insiste, è costruire un’offerta territoriale anziché una somma di iniziative comunali. «Attraverso il marchio d’area pensiamo di riuscire a fare massa, a trovare la possibilità di valorizzare un territorio più che una città o un Comune. Io sono felice se un turista resta un giorno a Quinto e poi va a Treviso, purché sia passato anche di qua. Dobbiamo lavorare insieme per crescere insieme».
E Quinto ha già un elenco di luoghi da mettere in rete. In centro le passerelle di legno attraversano una zona umida recuperata una decina d’anni fa. Il percorso, di circa un chilometro e mezzo, collega alcuni degli angoli più suggestivi del paese, tra la rosta e i mulini.
Poco distante ci sono le sette postazioni del percorso dedicato a Ciardi, con riproduzioni in ceramica dei dipinti collocate nei punti dai quali l’artista osservava il paesaggio. «Abbiamo messo i quadri dove Guglielmo Ciardi vedeva quelle vedute – precisa con orgoglio il sindaco – Così si può confrontare com’era il paesaggio allora e com’è oggi. È una storia che dobbiamo saper raccontare».
L’oasi
Poi c’è l’Oasi Cervara che richiama circa ventimila visitatori all’anno. Il Comune sta lavorando per migliorare gli accessi e collegarla alla Treviso-Ostiglia. Un altro progetto riguarda il prolungamento della Greenway verso il centro e il camper resort, con le sue ventidue piazzole. «Il camper resort è frequentatissimo, ma non è collegato a una ciclabile. Noi vogliamo che una persona possa scendere dal camper, prendere la bicicletta e raggiungere in sicurezza Treviso, le sorgenti o la Treviso-Ostiglia. Bisogna collegare tutti questi luoghi, con percorsi, segnaletica e informazioni».
C’è anche un’ex peschiera in centro che il Comune vorrebbe recuperare, trasformando l’area in uno spazio naturalistico e per le attività all’aperto. Sono interventi diversi, ma Durigon li considera parti dello stesso disegno. «Il marchio d’area dovrebbe servire proprio a questo: avere un unico modo di vedere e raccontare il Sile. Il turista che arriva deve percepire un’unità di intenti, una visione comune»
. E qui il ragionamento incontra il progetto “Treviso città d’acque”. Per Durigon un brand condiviso potrebbe aiutare a rendere riconoscibile un’offerta oggi dispersa e imparare a riconoscere ciò che si possiede.
«Siamo talmente abituati al bello che non ci rendiamo conto di quello che abbiamo – aggiunge l’assessore alla cultura Cristina Veneziano – Ci sono angoli di Quinto che sembrano dipinti da Monet, soprattutto in autunno. Ma noi ci passiamo ogni giorno e li diamo per scontati».
«Fonte di vita»
Gli chiediamo allora che cosa sia davvero il Sile per Quinto. Durigon lascia per un momento i progetti e torna alla storia. «Io lo vedo come una fonte di vita. Per tanti anni lo è stato per le nostre popolazioni. Serviva ai contadini per lo sfalcio delle erbe e dei canneti, a chi andava a pescare, a chi trasportava le merci. Poi c’erano quelli che recuperavano la ghiaia dal letto del fiume, gli allevamenti.
Attorno all’acqua si lavorava e si viveva». Oggi quella funzione è cambiata. «Adesso il Sile è un’immagine di bellezza, di tranquillità, un’oasi. Ci permette di ritrovare un po’ di serenità, quel senso di positività che si acquista guardando scorrere l’acqua e osservando la natura cambiare con le stagioni».
Forse è proprio questo il passaggio che Quinto vorrebbe condividere con Treviso e con gli altri Comuni: un fiume che un tempo dava lavoro e oggi può offrire nuove opportunità, senza perdere la propria identità. Ma per riuscirci, secondo Durigon, bisogna smettere di ragionare ciascuno per conto proprio. «Dobbiamo inventare un sistema di territori». Quinto, il giardino di Treviso, è pronto a farne parte. E chiede al capoluogo di guardare anche oltre il proprio cancello.
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